La Leggenda dei Saiyan

-Quinto Capitolo-

Nel frattempo, sulla Terra…

 

Una macchina rossa della Capsule corp si fermò di fronte alla casa di Juma suonando più volte il clacson.

-Chichi! Chichi! Scendi, è arrivato Oliver!- Gridò il padre della donna.

-Arrivo subito!- Rispose allegra Chichi scendendo velocemente le scale.

-Ciao papà! Torno presto! Ci vediamo stasera!- E, senza dare il tempo al padre di rispondere, la donna era già fuori che trotterellava verso la macchina di Oliver. Il vecchio Juma osservò preoccupato la figlia salire sulla macchina dell’uomo e allontanarsi. -Oh, Chichi… l’amore che provi per Goku è ancora vivo in te, e anche se tenti di nasconderlo si vede bene… Non fare sciocchezze, ti prego…-

-Sai, credevo davvero che ti saresti dimenticato di venire…!- Sorrise timidamente Chichi volgendo un po’ lo sguardo. Oliver ridacchiò e alla donna sembrò che il suo sorriso fosse più luminoso del solito.

-E come avrei potuto? È da ieri che aspetto di rivederti!-

Chichi arrossì con un leggero sorriso lusinghiero sul volto. -Bhè… Ne sono felice…! Ma dimmi, dove stiamo andando?- Chiese dopo aver riacquistato un po’ di autocontrollo. Oliver sogghignò dicendo allegro.

-È una sorpresa! Vedrai! Sono certo che ti piacerà!- Chichi lo guardò confusa, una sorpresa? Di cosa poteva mai trattarsi? -Non preoccuparti! Non ci vorrà molto per arrivare!- La tranquillizzò Oliver con un sorriso innocente. Chichi lo guardò poi sorrise a volta. -Va bene, Oliver!-

 

Bulma si lasciò cadere stanca su una poltrona del salotto. Davanti a lei, seduti sul divano, c’erano C18, Marron, Bra e Pan e Mr Satan e Bu.

-Bulma, perché ci hai fatti venire qui? Di che cosa devi parlarci?- Chiese Marron osservando la donna. Bulma scrutò per un attimo gli amici poi parlò.

-È successa una cosa molto grave su Kiton. Crilin, Goten e Piccolo si stanno preparando alla partenza. Io… credo che vorranno partire domani stesso…-

I sei amici ascoltavano increduli la donna. Come era successa una cosa molto grave? Cos’era accaduto su Kiton? -Ma… Come? È successo qualcosa a Trunks e gli altri…?!- Continuò preoccupata Marron.

-Ho contattato i saiyan di Kiton e purtroppo mi hanno detto che hanno subito molte perdite e… e che hanno ancora bisogno di aiuto…- Rispose Bulma cercando di mantenere la calma.

-Ti hanno detto come stanno? Se Gohan, Goku e gli altri sono ancora vivi?- Chiese Satan cercando di tenere ferma Pan che giocava con Bra.

-Papà! Come sta il mio papà?- Sorrise la piccola Pan avvicinandosi a Bulma.

-Oh… ecco, io… io non lo so…- Rispose avvilita Bulma.

Sul faccino della piccola saiyan calò un velo di tristezza. -Il… il mio papà… il mio nonnino…-

-Oh Pan! Non preoccuparti! Tuo padre e tuo nonno sono molto forti! Sono sicura che stanno benissimo! Hanno solamente bisogno di un piccolo aiuto…! Tutto qui!- Sorrise Bulma accarezzando Pan e cercando di confortarla.

-Mamma…- Bra si avvicinò alla donna con volto serio. -Tu… credi davvero che… Tu credi davvero che papà e Trunks stiano bene…?-

Bulma strinse a sé la bambina mentre la rassicurava. -Certo! Lo sai quanto papà e tuo fratello si allenano nella Gravity room! Vedi, loro si allenavano tanto per diventare sempre più forti per proteggere noi e gli altri! Loro sono fortissimi, lo sai vero?- La piccola Bra le sorrise. -Sì!-

C18 prese la parola mentre rivolgeva i suoi occhi, seri e fermi, a Bulma.

-Bulma, posso parlarti un momento in privato, per favore?- La donna annuì mentre raggiungevano la cucina.

-Di cosa devi parlarmi, C18?-

-Oh, lo sai benissimo! Questa storia della seconda navicella è una vera e propria follia!- Sbottò C18 dando le spalle all’amica.

-Ma… cosa dici?- Chiese Bulma confusa.

-Dico che è una pazzia! Se nemmeno Goku, Gohan, Vegeta e Trunks sono riusciti a sconfiggere questi alieni che speranze potrebbero avere Goten, Piccolo e Crilin?!-

Bulma se ne stava zitta, di fronte alla donna, senza trovare niente di sensato da dire quando, dalla porta finestra, entrò qualcuno.

-Questo è vero…- Si intromise Piccolo facendosi avanti.

-Piccolo…!- Esclamò sorpresa la moglie del principe. -C18 ha ragione, se nemmeno Goku e Vegeta sono riusciti a sconfiggere questi kitoniani sarà molto difficile per me, per Goten e per Crilin batterli. Ma hanno bisogno di noi e non possiamo tirarci indietro.-

-Questa è una sciocchezza, Piccolo! Non puoi rischiare la vita di Crilin e di Goten solo per salvare Goku e gli altri, che per giunta hanno dimostrato un sacco di volte di sapersela cavare benissimo anche da soli!- Proruppe C18 fissando il namecciano. Bulma si avvicinò all’amica e parlò.

-C18… Lo so che sei in pensiero per Crilin e posso capirti però… c’è bisogno dell’aiuto di tutti!-

-Allora perché accidenti non ci vanno Tenshinhan o Yamcha! Anche loro sono abbastanza forti! Perché deve essere Crilin a partire? Perché proprio lui?!- Inveì la donna quasi con le lacrime agli occhi.

-Oh C18…- Mormorò Bulma senza trovare niente da dire.

-Mamma…!- Marron entrò nella stanza guardando smarrita la madre.

-Tesoro, vai fuori. Stiamo parlando.- Disse C18 senza guardare la figlia. La giovane guardò i tre con aria preoccupata e confusa.

-Bulma…- Iniziò Piccolo guardando l’amica. -Sono venuto per chiederti di preparare la seconda navicella. Partiremo domani pomeriggio. Pensi di riuscire a fare in tempo?-

-La navicella è pronta, potete partire quando volete.- Disse la donna poi Piccolo continuò. -C18, Marron, potete venire al Palazzo di Dio se volete. Là ci sono già anche Crilin, Goten e Videl.-

Marron fece cenno di sì con la testa mentre la madre rimaneva immobile.

-Bene, vi aspetteremo là.- Così dicendo Piccolo uscì dalla porta finestra e si alzò in volo verso il Palazzo.

 

-Oliver… Ci vorrà ancora molto? Siamo in viaggio da quasi un’ora!- Sospirò Chichi mentre lo sguardo le si perdeva fuori dal finestrino.

-Non preoccuparti! Ormai siamo quasi arrivati! Manca circa un quarto d’ora!- Le sorrise l’uomo mentre scrutava la strada davanti a lui.

Chichi annuì. Che strano… Le sembrava di conoscerla quella strada…

 

Goten stava per entrare nella Stanza quando nei suoi pensieri apparve un volto, un meraviglioso viso che poco prima gli era stato talmente vicino da poterne sentire il dolce profumo. Marron… Che cosa avrebbe detto quando lui sarebbe partito per Kiton? Sarebbe stata arrabbiata con lui? Oppure sarebbe stata preoccupata per ciò che poteva accadergli? Che cosa aveva significato per lei quel bacio che per un soffio non si erano scambiati?

Nella mente del ragazzo mille dubbi si facevano largo mentre era fermo davanti al portone restio ad aprirlo. Una volta che avrebbe varcato quella soglia sarebbe stato un anno, un anno intero senza poterla vedere, senza poterle parlare, senza poterci scherzare e, soprattutto, senza sapere cosa provava per lui. Marron… Che cosa provava nei suoi confronti? Lo odiava? Lo amava? Era un semplice amico per lei? Il solito vecchio pasticcione che conosceva da quando aveva ricordi? Lui lo sapeva cosa provava per lei… Se ne era reso conto quando era stato così tremendamente in pensiero per lei, quando era uscita senza avvertire nessuno. Non aveva avuto alcun indugio, era corso fuori ed era scattato in volo. Doveva trovarla, voleva trovarla. Voleva capirla, voleva consolarla, voleva… amarla. Amarla davvero. Non come tutte le ragazze con cui usciva. Da quando Marron era diventata tanto importante per lui…? Quand’è che se n’era innamorato? Quand’era successo? -No…! Prima di entrare nella Stanza dello Spirito e del Tempo devo assolutamente sapere che cosa prova lei per me!- Disse deciso Goten prima di lasciare volando il Palazzo di Dende.

-Hey ma… Ma quello è Goten! Dove diavolo sta andando?!- Esclamò Crilin inseguendo il mezzo saiyan. Goten sfrecciava veloce nel cielo ma in poco tempo fu raggiunto dall’amico che lo fermò.-Goten! Che accidenti ci fai qui?! Hai dimenticato che devi allenarti nella Stanza dello Spirito e del Tempo?!- Chiese Crilin confuso guardando il ragazzo negli occhi.

-Non preoccuparti, Crilin, non l’ho dimenticato. Soltanto prima ho una cosa più urgente da fare! Tornerò prestissimo! A dopo!- E senza dare il tempo all’amico di ribattere Goten scomparve dietro l’orizzonte.

-Goten!! Aspetta! Dove vai?! GOTEN! Oh fantastico! E adesso come glielo spiego a Piccolo?!- Sbuffò Crilin ritornando al Palazzo.

 

Marron uscì da casa Brief, prima di andare da Dende aveva bisogno di riprendersi un po’. Non aveva mai visto C18 in quelle condizioni, e questo la feriva. Presto suo padre sarebbe partito per Kiton, doveva prepararsi all’idea di non rivederlo mai più…? Il solo pensiero la fece rabbrividire di tristezza e di sconforto. E Goten…? Anche lui sarebbe partito…

Ripensando al mezzo saiyan la ragazza poté sentire il tepore del suo corpo mentre l’abbracciava. Bhè… era vero, anche se non lo aveva mai voluto ammettere era sempre stata un po’ gelosa di Goten… A dire la verità più che di Goten era gelosa delle sue infinite e sciocche ragazze…! Chissà com’era ma Son-combino-solo-guai-Goten aveva sempre un numero non irrilevante di ragazze dietro! Non riscuoteva lo stesso successo di Trunks, questo era vero, ma non poteva certo lamentarsi!

Marron non riusciva a smettere di pensare a lui. Forse lei era stata solo una delle tante e quel bacio che stavano per scambiarsi non significava niente… per lui almeno. Il solo pensiero delle labbra morbide e dolci di Goten le fece attraversare un brivido lungo tutta la schiena.

-Uff… Devi essere proprio impazzita Marron…!- Sospirò la ragazza dandosi un leggero pugno un testa.

La giovane camminava e camminava lungo il centro della città, come sempre popolato da centinaia di persone. Non sapeva davvero cosa pensare, riguardo a suo padre, riguardo a sua madre… riguardo a Goten. “Chissà… Chissà che cosa ha provato lui…?” Si chiese passandosi delicatamente le dita sulle labbra.

 

 

Intanto, alla Base delle Brigate del Silenzio…

 

Fuori dalle stanze della principessa Veki c’erano quasi tutti i saiyan ribelli e anche Vegeta, Trunks e Gohan. La donna non aveva fatto che peggiorare dopo l’ultimo malore e già da qualche ora, Jana e un altro medico più anziano, erano chiusi nelle sue stanze senza dare notizie.

-Maledizione!- Imprecò Vegeta rompendo con un pugno una parte di muro.

-Papà… Calmati…- Cercò di rincuorarlo Trunks.

-Ma che diavolo stanno facendo lì dentro?! Si può sapere?!- Continuò il principe senza riuscire a controllarsi. Siddan osservò un momento il saiyan poi parlò. -Vegeta ha ragione…! È un’eternità che sono là dentro!-

-Siddan… Per favore, non ti ci mettere anche tu adesso…- Disse triste e stanca Nemes in piedi vicino al fratello. Poi finalmente Jana uscì dalla sala con un’espressione indecifrabile sul volto. Siddan si avvicinò veloce all’amica.

-Jana… Come sta mia madre…?- Chiese quasi indugiando per timore della risposta. La saiyan alzò leggermente lo sguardo e parlò.

-Non sta bene, Siddan… Non sta bene per niente…- Mormorò piano Jana nel tentativo di attutire il colpo. Il giovane principe dei ribelli si sentì mancare poi, con un filo di voce, chiese. -Posso… vederla…?-

La ragazza annuì. -Certo, è ancora incosciente ma cerca di non stancarla troppo. Ora chiamo il dottore, aspetta qui.-

Vegeta si affiancò al nipote mettendogli una mano sulla spalla. Dal principe dei saiyan, in genere, non ci si poteva aspettare più di tanto e quel gesto era stato per lui una delle massime manifestazioni di comprensione. Siddan volse lo sguardo a Vegeta poi Jana e il medico uscirono dalle stanze della principessa. -Prego, principe. Ora può entrare, ma soltanto pochi minuti.- Disse il medico lasciando passare il saiyan.

La porta si richiuse piano dietro di lui e l’immagine della madre, sofferente e priva di sensi nel letto, fu come se gli trafiggesse gli occhi. Si avvicinò piano al letto e accarezzò amorevolmente la fronte della regina. -Madre…-

 

Vegeta si affacciò alla finestra con aria cupa e sguardo assente.

-Papà…- Mormorò Trunks avvicinandosi cauto al saiyan. -… Ti andrebbe di allenarti un po’ insieme a me…?- Chiese piano il mezzo saiyan, quello che serviva ora al padre era distrarsi un po’.

Vegeta si voltò verso il figlio poi sibilò. -Sì… Sì, hai bisogno di allenarti. Hai battuto molto la fiacca negli ultimi tempi…!-

Trunks sorrise, sapeva che nel linguaggio di Vegeta quella frase voleva dire “Grazie figliolo, mi farà bene distrarmi un po’!” Ma questo al ragazzo non importava, ormai conosceva il padre e sapeva che non avrebbe potuto ottenere di più. Gli bastava farlo sfogare un po’ anche se sapeva bene che Vegeta ci andava piuttosto pesante quando aveva qualcosa da sfogare!

 

Nemes e Reva ascoltavano esterrefatti Gohan raccontare ciò che era successo a Syra. Syra… era venuta a sapere di Broli…?!

-Mio Kami…!- Mormorò Nemes sedendosi stanca e incredula.

-Dobbiamo trovarla! Nello stato in cui è potrebbe fare qualche pazzia!- Esclamò Reva guardando Gohan e la sorella.

Il mezzo saiyan gli mise una mano sulla spalla rassicurandolo. -Non ti preoccupare. Ci sta già pensando mio padre, vedrai che la riporterà a casa!- Reva annuì mentre Nemes era ancora persa nei suoi cupi pensieri.

Syra… La sua migliore amica… Aveva scoperto la verità sul suo passato… Non si fidava più di loro… E forse ne aveva anche il diritto… Doveva soffrire immensamente… e lei non le era accanto…! Stava affrontando tutta quella terribile situazione da sola! No… Non poteva permetterlo… Doveva trovare Syra! Doveva convincerla che nessuno aveva cercato di servirsi di lei! Syra non doveva pensare una cosa simile! Lei era la sua migliore amica…! Erano state unite come sorelle fin da quando erano bambine…! No…! Doveva trovarla! E con quei pensieri Nemes si alzò in volo uscendo dalla finestra.

-Nemes, dove stai andando?- Domandò il fratello osservando la ragazza allontanarsi da loro.

-Vado a fare un giro, non ce la faccio più a starmene lì senza far niente.-

Reva annuì comprensivo, effettivamente era davvero snervante quell’attesa. L’attesa che le condizioni della principessa di stabilizzassero. L’attesa che Gulter attaccasse di nuovo da un momento all’altro sapendo che erano vulnerabili. L’attesa che Syra tornasse alla Base… a casa, da loro.

-Puah! Che schifo di situazione…!- Imprecò il giovane saiyan dando un calcio alla sedia e allontanandosi sotto lo sguardo comprensivo di Gohan.

 

Goku e Hitios si allontanarono dal Palazzo di Gulter in direzione della Base delle Brigate del Silenzio.

-Sei davvero sicuro di volermi portare alla Base dei ribelli, Goku? Non so come potrebbero prendere una mia visita così improvvisa…-

Il saiyan sorrise con uno dei suoi soliti sorrisi ingenui e genuini. -Non devi preoccuparti! Quando ti vedranno con me e dopo che gli avrai spiegato quello che hai da spiegare non ci saranno più problemi! Vedrai!-

Hitios annuì sfiduciato.

Dopo un po’ di cammino attraverso l’arido deserto di Kiton arrivarono nei pressi della gola e, osservando il crepaccio roccioso, Hitios mormorò più a sé stesso che a Goku.

-Mio Kami… Tutti questi anni a setacciare l’intero pianeta in lungo e in largo e… era qui…-

Il saiyan sorrise e lo portò all’entrata quando si ricordò di non possedere la spilla a forma di piuma per azionare il passaggio.

-Urca! Me ne ero dimenticato! E adesso come facciamo ad entrare?- Domandò guardandosi intorno. Il Generale sogghignò sarcastico dicendo.

-Questo me lo devi dire tu! Per me è la prima volta che vengo alla Base delle Brigate dei Saiyan ribelli!-

Goku sorrise con una gocciolina sulla testa quando, ad un tratto, il passaggio si aprì per lasciare passare il saiyan e il kitoniano.

Arrivati al portone tutti i saiyan ribelli erano ad attenderli appena fuori. Siddan era in prima fila che scrutava attento il Generale del Nord.

-State tranquilli…! È dei nostri…!- Sorrise Goku avanzando verso il principe dei ribelli ma Hitios non mosse un passo. Siddan guardò Goku con durezza e rimprovero. -Che diavolo ti è saltato in mente di portare qui il Generale del Nord?!- Domandò freddo il giovane saiyan.

-Aspetta, non saltare a conclusioni affrettare. Stai a sentire quello che Hitios ha da dire prima.- Disse Goku con sguardo fermo. Poi si rivolse al kitoniano e gli fece cenno di iniziare.

-Principe Siddan, so bene che non ti fidi di me e non ti biasimo ma devi ascoltare quello che ho da dirti, è di vitale importanza! Gulter ci aveva ingannati! Ci aveva fatto credere che eravate stati voi ad uccidere il monarca che v’era prima di lui e solo per questo abbiamo iniziato questa guerra! Il Re ci raccontava cose spregevoli su di voi… e noi purtroppo gli abbiamo creduto… Sono qui per dirti che la guerra che Gulter ha iniziato è finita oggi con la sua morte.- Disse fermo il Generale.

Siddan sbarrò gli occhi incredulo. -Che vuoi dire…?! Che il Re è morto?!-

-È così. Gulter è morto per mano mia. Ma non è tutto. A palazzo, circa una quindicina d’anni fa, arrivò un saiyan. Diceva di aver lasciato i rivoltosi delle Brigate e di volersi unire all’esercito del Re.-

-Di che diavolo stai blaterando?! Nessun saiyan ha mai lasciato noi ribelli! Quelle che vai dicendo sono soltanto frottole!- Esclamò il giovane principe con sguardo diffidente e ostile.

-È la verità ti dico! Ho ascoltato i suoi piani! Vuole fare credere a tutti noi, sia kitoniani sia saiyan, che la guerra è finita e una volta che voi sarete venuti allo scoperto attaccherà la principessa Veki!-

Siddan guardava sospettoso l’alieno quando il Generale Hitios gli si avvicinò e, mettendogli le mani sulle spalle, disse calmo.

-Ti prego, principe Siddan, fidati di me. Se davvero fossi venuto qui con l’intenzione di tradirvi non vi avrei raccontato tutto ciò…!-

Il ragazzo guardò un’ultima volta il kitoniano poi sentenziò.

-E va bene, Generale del Nord… Voglio fidarmi di te. Fa in modo che non debba pentirmene.-

Il kitoniano sorrise beffardo dicendo. -Fa tu in modo che io non debba pentirmene! Non voglio trovarmi sgozzato nel bel mezzo della notte da qualche ribelle che ancora non si fida di me…!-

Il principe, anche se con immensi sforzi, non poté fare a meno di lasciare trasparire un sorriso sul suo volto mentre solcavano la soglia del portone ed entravano nella Base delle Brigate del Silenzio.

 

 

Nel frattempo, al Palazzo di Gulter…

 

Syra entrò titubante nello sfarzoso salone dove in fondo salivano altissime tende soffici e vermiglie. Dreinos camminava sicuro davanti alla ragazza che perseguiva lentamente stretta nelle spalle.

-Questa che vedi, Syra…- Iniziò il saiyan sedendosi su una poltrona a pochi metri dal cadavere di Gulter. -È la tua nuova casa…! Oh… Non fare caso a lui… Ora lo faccio portare via…!- Disse Dreinos notando la nipote con lo sguardo fisso sul corpo dell’alieno defunto.

La giovane saiyan si strinse nelle braccia senza guardare l’uomo.

Dreinos osservò per un momento la ragazza poi, alzandosi e sospirando, si diresse lentamente verso di lei.

-Syra… So bene quanto per te sia difficile e non voglio costringerti a fare nulla contro la tua volontà…- Disse mettendole affettuosamente le mani sulle spalle. Syra non si mosse, rimaneva lì, immobile senza accennare risposta. -Sarai molto stanca dopo tutte le emozioni che hai avuto oggi, non vorresti riposare un po’?-

A quelle parole lo sguardo della ragazza si fece più attento e piano, senza guardarlo negli occhi, sibilò in modo quasi impercettibile. -Zio Dreinos… Dimmi la verità… Raccontami come sono andate veramente le cose… con la principessa Veki e i miei genitori…-

Il saiyan osservò un momento la giovane poi parlò. -Sei certa di voler sapere davvero come sono andate le cose?- Syra annuì mentre l’uomo si accomodava su una delle due poltrone.

-Circa diciassette anni fa, quando le Brigate dei ribelli erano negli anni più fiorenti, io ero uno dei saiyan più forti dell’intera Base. Tu certamente non la ricordi perché fu completamente distrutta da Broli e da suo padre.-

Il cuore di Syra si strinse in una morsa di dolore. -Così… Prima che mio padre arrivasse esisteva un’altra Base…-

-Esatto, Syra. Partendo da qui e proseguendo verso Nord fino al fiume Juvan, c’era un passaggio segreto dietro alle Cascate Eterne. Uno scanner a voce esaminava chiunque fosse riuscito ad arrivare fino al portone principale azionando l’allarme se il tono di voce non corrispondeva a nessuno dei ribelli della Base.- Gli intensi e magnetici occhi di Dreinos erano fissi sulla ragazza mentre proseguiva il suo racconto.

-Le cose andavano bene, gli allenamenti non erano troppo pesanti e le razzie sempre molto proficue. Io e mia sorella Yume eravamo molto amici della Principessa…- Dreinos aveva smesso di osservare la nipote e si stava perdendo nel mare dei suoi ricordi da saiyan ribelle. -Mia sorella e Veki, erano molto amiche nonostante la differenza di età. Yume non perdeva occasione per elogiarmi davanti all’amata principessa…-

“Dreinos ha la stoffa del campione, principessa! È senza dubbio il guerriero più forte tra di noi!”

-Credeva in me… Era orgogliosa di essere mia sorella…-

“Farai grandi cose… Sono fiera di te, Dreinos… fratello mio…!”

La giovane Syra ascoltava e ascoltava, era incredibile il trasporto che Dreinos metteva nel suo racconto. -Le volevi molto bene…- Mormorò piano la saiyan. -… alla mamma… intendo…- Dreinos sorrise al ricordo. Era vero… Aveva amato sua sorella più della sua stessa vita…

-È così… Yume si era sempre occupata di me da quando morirono i nostri genitori e fu più di una sorella… Fu come una seconda madre per me, un’amica con cui confidarmi, uno scoglio saldo a cui aggrapparsi nel mare in tempesta… Eravamo io e lei…-

--- Flash Back ---

Esausta dall’allenamento cadde a terra ansimando sorridente.

-Accidenti… Diventi più forte ogni giorno che passa, Dreinos! Comincio a chiedermi se ti troverai qualcun’altro con cui allenarti quando non riuscirò più a stare al tuo passo!- Gli sorrise scherzosa la ragazza.

-Non dire sciocchezze! Lo sai che la mia sorellona rimane sempre la mia preferita!- Esclamò ridendo mentre si gettava al suolo al suo fianco.

Un momento di silenzio attraversò la palestra quando il ragazzo parlò voltandosi assorto verso la sorella.

-Yume… tu… Tu pensi che se io mi allenassi ancora di più… potrei… potrei raggiungere lo stato di Super Saiyan…?-

-Puoi arrivare ovunque se solo lo vuoi, Dreinos… Io sono certa che se ti impegnassi potresti perfino sconfiggere Gulter!- Sorrise la saiyan mentre il ragazzo si immergeva nei suoi pensieri.

-… Forse mi sto solo illudendo… Dopo tutto chi sono io? Nessuno! Sono solo un po’ più forte degli altri ecco tutto… Non raggiungerei mai un livello così alto come quello del leggendario Super Saiyan…-

La ragazza sorrise scotendo leggermente il capo mentre accarezzava con una mano il volto dell’amato fratello.

-Farai grandi cose… Sono fiera di te, Dreinos… fratello mio…!-

--- Fine Flash Back ---

Dreinos ritornò alla realtà e si stupì di quanto Syra assomigliasse a Yume.

-Eravamo felici… Non avevamo bisogno di nient’altro… Poi un giorno l’esercito del Re ci tese un agguato appena fuori dalla città, ci volle fino all’ultimo uomo per contrastarli… Quella è stata la battaglia più critica e sanguinosa a cui io abbia mai preso parte… Yume quel giorno non era alla Base e quindi non vi partecipò, ma forse è stato meglio così… Le ha allungato la vita di qualche anno…- Syra scrutava Dreinos e, senza quasi accorgersene, chiese. -È stato allora che ha incontrato Broli… giusto?-

Il saiyan annuì. -Era uscita… per una passeggiata…!- Dreinos sorrise ironico ripensando al futile motivo che aveva spinto la sorella fuori dalla Base. -A quel tempo la lotta contro Re Gulter non era troppo pericolosa e spesso ci concedevamo un’uscita all’aria aperta, le colline attorno al fiume Juvan erano sempre ricoperte d’ogni genere di fiori… credo sia forse l’unica zona verde dell’intero pianeta… Yume era solita passeggiare là, e là era andata quel giorno… Quel maledetto giorno in cui Broli è arrivato…-

Lo sguardo di Dreinos si riempì di un rancore e un disprezzo così forti che intimorirono la giovane saiyan.

-Quando tornai alla Base ero stanco e ferito, erano morti tantissimi compagni in quella battaglia e non rimasi poco stupito quando Yume ci presentò Broli e Paragass. Yume si innamorò di lui appena lo vide… Nonostante lui e suo padre fossero stati sgarbati e ostili fin dal principio, Yume li aveva convinti a rimanere, si sarebbero riposati per il lungo viaggio che dovevano intraprendere. Che follia…! Quando si venne a sapere che Broli era un Super Saiyan, il guerriero della Leggenda tutte le attenzioni furono rivolte a lui… comprese quelle di Yume. Se ne era innamorata… L’avevo capito fin dal primo momento… Mia sorella Yume era innamorata di Broli… e quel che era peggio era che anche Broli era innamorato di Yume… Paragass non sapeva niente, era assolutamente contrario che suo figlio ci frequentasse troppo. La principessa Veki aveva ascoltato i suoi piani, i piani di Paragass di usare la forza di Broli per distruggere il figlio di Re Vegeta, il fratello che non vedeva da quando era bambina, e di conquistare l’intero universo. Fu così che un giorno lo affrontò…

“Paragass, ho bisogno di parlarti. Vieni nelle mie stanze un momento per favore.” Il saiyan aveva annuito con fare seccato.

“Sono a conoscenza di ciò che hai intenzione di fare con il figlio di Re Vegeta e con il cosmo.”

“E con questo? Che diavolo te ne importa… principessa Veki…?”

“Vedo che sai chi sono, Paragass. Bene, allora la mia domanda è questa: se sai chi sono perché non ti vuoi vendicare anche su di me oltre che su mio fratello Vegeta?”

“Che motivo ne avrei? Non sei tu l’erede di quel vile che ha tentato di uccidere un uomo e suo figlio appena nato solo perché minacciava di essere più forte del piccolo principe!”

“Vegeta non ne ha colpa! E per quanto riguarda mio padre il Re è morto molto tempo fa… e non escludo che lo sia anche mio fratello.”

A quella frase Paragass sogghignò. “Bhè, tanto vale provare, non credi…? Eh eh eh! A dopo, dolce Principessa!” E, voltando indegnamente le spalle alla donna, si era allontanato dalle stanze.

Non ti nascondo, Syra, che Paragass non era ben visto da nessuno. Ma suo figlio… Oh…! Tutti erano pazzi di lui… Schifosamente pazzi di lui! Nemmeno si rendevano conto che miravano soltanto a tradirci in realtà… Yume e Broli passavano molto tempo insieme, tanto di quel tempo che lei non ne aveva più nemmeno per allenarsi con me…-

“Oh Dreinos… Accidenti, mi dispiace…! Ho promesso a Broli che oggi gli avrei fatto visitare le Cascate Eterne! Sarà per la prossima volta, ok?”

-Broli e Paragass sostarono sul nostro pianeta per circa sette mesi, mesi durante i quali Broli e mia sorella erano diventati inseparabili. Ma quando Paragass si accorse dell’amore che era nato tra i due… Ordinò al figlio di distruggere la Base e poi partirono per sempre…-

Syra guardò sconvolta Dreinos. -Ma… Ma come…? E Broli non ha… Non ha fatto niente per spiegare a Paragass quello che provava per mia madre? Ha eseguito l’ordine di distruggere tutto e basta?!- Il saiyan annuì.

-Broli era controllato da suo padre tramite un diadema che portava sulla fronte… Pareva non funzionasse a dovere e Broli fu libero di innamorarsi di Yume, ma una volta sostituito il dispositivo… Distrusse tutto… Non rimase niente della Base… Niente… Fu una strage… Non sai quanti saiyan morirono in quell’esplosione… Da allora Yume non riusciva a darsi pace, a quel tempo non sapevamo che Broli fosse controllato da Paragass e questo la feriva ancora di più… Era diventata scorbutica, aggressiva, sgarbata… Non era più la Yume allegra e vitale di sempre. E questo feriva anche me… Poi venne il giorno in cui rivelò a me e alla principessa la tua esistenza, Syra… Piangeva disperatamente mentre ci diceva di aspettare un bambino da Broli…-

Syra distolse lo sguardo, che orribile tremendo racconto…

-La principessa non fece obiezioni e tu nascesti tra lo stupore dei rivoltosi di quelle rovine che una volta chiamavamo “Base”…-

Dreinos sospirò prima di continuare il racconto. -Syra… La figlia del Super Saiyan della Leggenda… Sul braccio destro portavi la testimonianza del tuo sangue… Una voglia a forma dell’emblema dei Saiyan per ricordarti chi eri.-

Syra si sfiorò il braccio avvolto dalla benda rabbrividendo mentre il saiyan continuava. -Yume non disse niente alla principessa della voglia, non lo riteneva importante. Le sembrava ovvio che la figlia del Super Saiyan avesse una prova concreta della sua discendenza. Yume però non aveva preso in considerazione che quel “marchio” avrebbe potuto essere scomodo… Era molto orgogliosa di te… e anche io lo ero…! Ma la principessa voleva servirsi dei tuoi poteri…! E quella voglia… Quella voglia per la principessa rappresentava una minaccia, un pericolo per l’intera razza saiyan. Convinse mia sorella che sarebbe stato meglio per tutti se tu non fossi mai venuta a conoscenza di ciò che quella voglia che portavi sul braccio stava a significare! Ordinò che nessuno parlasse mai più di Broli e delle tue origini, ma io non ero d’accordo… Non mi sembrava giusto! Ero, e sono convinto che tu non sia crudele e sanguinaria come tuo padre… dopotutto… nelle tue vene scorre anche il sangue di mia sorella…-

Syra volse velocemente lo sguardo tentando di nascondere le lacrime che le erano prese a scendere sul viso.

Dreinos si alzò e si avvicinò alla nipote prendendola tra le braccia. -Non temere… Adesso ci sono io… Non dovrai piangere ancora per molto… te lo prometto…- Sussurrò Dreinos con un sorriso malvagio sul volto mentre accarezzava crudele i lunghi capelli della ragazza.

Syra scostò un attimo la testa dal torace dello zio mentre chiedeva con voce tremante. -Zio Dreinos… è… è stata la principessa a… a…-

-No, Syra… Almeno di quello non è la responsabile. Tua madre morì nel tentativo di proteggerti… Come ti ho detto restammo tra le macerie della Base per molto tempo, per quasi due anni, ma fu una mossa sbagliata… Gli uomini del Re ci individuarono e ci attaccarono. Lo ricordo bene…

Dreinos! DREINOS! Ti prego fratello mio, dobbiamo portare al sicuro la piccola Syra!” Mi implorò Yume spaventata mentre stringeva al petto un fagottino urlante.

“… Rimani qui…! Non ti muovere!” Le dissi alzandomi in volo per far indietreggiare l’esercito del Re. Fu allora che incontrati la principessa… “Dreinos…”

“Principessa… cosa- AAAHHH!!” Non feci in tempo a reagire che la cara principessa Veki mi aveva colpito con un’onda incredibilmente potente… Non me lo aspettavo e, preso dalla battaglia, mai avrei pensato che avrei dovuto difendermi da lei invece che dagli uomini di Re Gulter. Precipitai al suolo senza forze e credevo davvero che sarei morto. Yume combatté con tutte le sue forze ma non fu sufficiente… Quando la principessa arrivò era già in fin di vita… Le mise tra le braccia la bambina e con le ultime energie che le erano rimaste fece giurare alla principessa di prendersi cura di sua figlia… Tu, Syra… Da qui in poi la storia la sai anche tu… Io riuscii a salvarmi e gli uomini del Re mi trovarono e mi portarono a Palazzo, convinsi Gulter che avevo lasciato le Brigate del Silenzio e che volevo unirmi al suo esercito. Mi allenai per anni e anni fino a raggiungere il livello di Super Saiyan. E oggi ho finalmente ucciso il Re.-

Syra gettò uno sguardo pieno di lacrime al cadavere poi parlò seria.

-Hai già idea di come… di come ci vendicheremo sui saiyan ribelli?- Chiese la saiyan alzando decisa lo sguardo ancora pieno di lacrime.

-Sì, Syra… Ma purtroppo ho bisogno della principessa viva perché la nostra vendetta abbia un giusto seguito…-

Syra lo guardò poi disse cercando di non dare a vedere il suo nervosismo.

-Dimmi ciò che dobbiamo fare… e io lo farò.-

Dreinos si alzò facendo cenno alla giovane di seguirlo. Il saiyan scostò i veli scarlatti e si addentrò, seguito da Syra, fino a raggiungere l’impalcatura che reggeva la Sapda.

Tolse i velari che la coprivano e la mostrò alla ragazza.

-Quella che vedi, Syra… È la Sacra Spada di Diamanti.-

La saiyan spalancò gli occhi incredula. –No-non può essere…! Ma questa è… Questa è la Spada della Leggenda!-

-Esatto… Un’antica Leggenda racconta che ogni volta che un popolo è allo stremo una Spada Sacra appare ad un prescelto che la userà per riportare la gioia e la prosperità alla sua gente. Quella Spada è la Sacra Spada di Fuoco. Forgiata con l’eterno fuoco dell’araba Fenice, c’è solo un’arma che la può contrastare…-

-La Spada di Diamanti…- Mormorò Syra fissando l’arma nera.

-Proprio così… La cercai per molto tempo, finché non la trovai… Kami ha voluto farmene dono perché anche lui sapeva quanto giusta fosse questa causa. E dimmi, Syra, tu sai se la Spada di Fuoco è nelle mani dei ribelli…? No, vero…? Lo immaginavo! Non hanno la Spada di Fuoco perché non la meritano!- Syra continuava a fissare la Spada come incantata.

-La Sacra Spada di Fuoco è votata alla pace e i nostri propositi di vendetta non le si addicono… ma questa… Oh… La Spada di Diamanti è l’arma che ci darà la vittoria…!- Disse Dreinos sfiorando la lama dell’arma.

-Io sapevo che la Spada di Diamanti era un’arma malvagia… L’antagonista della Spada di Fuoco…- Mormorò cupa Syra.

Dreinos alzò le spalle incurante. -Dipende dai punti di vista…! Fatto sta che soltanto quest’arma mi darà il potere necessario per compiere la nostra vendetta! Ma sorge un problema…-

Syra si voltò leggermente verso il saiyan confusa. –Quale problema?-

-Nell’Iscrizione che trovai di fianco alla Sacra Spada c’era scritto che solamente un prescelto, un degno poteva impugnarla e per diventare tale doveva avere le mani sporche del sangue di colui ha tradito la sua razza…- Mentì l’uomo gettando un’occhiata allusiva alla ragazza.

-Stai cercando di dirmi che si tratta della principessa Veki?- Chiese Syra osservando meglio lo zio. Dreinos annuì.

-Non ne sono certo al cento per cento ma solo lei ha tradito così tanto la nostra razza! Lei stessa e suo padre prima di lei! Però non è per niente facile compiere questa impresa, la principessa è malata e per di più non è raggiungibile, introdursi alla Base è una semi-pazzia e non possiamo contare sul fatto che esca allo scoperto debilitata com’è…!-

Syra alzò veloce lo sguardo sull’uomo. -Zio Dreinos…! Non avremo bisogno di lei per farti impugnare la Spada e vendicarci dei ribelli!-

Dreinos inclinò un sopracciglio stranito. -Che stai dicendo…?-

Syra spostò lo sguardo assorto sulla Spada spiegando allo zio la sua idea.

-Goku mi ha detto che sulla Terra ci sono degli oggetti magici, Sfere del Drago le ha chiamate, che quando le riunisci tutte e sette appare un certo Drago Shenron al quale puoi chiedere di esaudire qualunque tuo desiderio… Perfino riportare in vita le persone…! Pensavo che potremmo usare quelle per chiedere al Drago di renderti degno per la Spada di Diamanti… tu che cosa ne dici, zio Dreinos?-

Il volto dell’uomo si contrasse in un perfido sorriso mentre appoggiava, compiaciuto, una mano sulla spalla della nipote.

-Bene, Syra… Questa è un’ottima idea… Partiremo al più presto per la Terra…!- Disse Dreinos guardando la Spada mentre attirava a sé Syra.

“Brava… Brava piccola Syra… Questo Drago Shenron esaudirà il mio desiderio e una volta che avrò tra le mie mani la Sacra Spada di Diamanti… Non avrò più bisogno di te, mia cara dolce Syra…” Pensò tra sé l’uomo mentre accarezzava i capelli dell’ignara saiyan.

 

 

Nel frattempo, sulla Terra…

 

-Siamo arrivati! Ecco l’ingresso della città!- Sorrise felice Oliver indicando un cartello bianco sul bordo della strada. A Chichi quasi non venne un colpo quando lesse cosa c’era scritto.

-Ci-Città dell’Ovest?! Stiamo andando alla Città dell’Ovest?!- Esclamò Chichi fissando il cartello che veloce si allontanava dietro di loro.

-Esatto! In quella città c’è di tutto! È davvero splendida! E poi, se siamo fortunati, potremo vedere anche lo stabilimento della Capsule corp! Sei contenta, Chichi?!- Chiese l’uomo con trasporto. Chichi fece un falso sorriso rispondendo. -Entusiasta…-

-Perfetto! Vedrai! Ci divertiremo moltissimo!- Esclamò felice l’uomo mentre raggiungevano il centro della metropoli.

 

Goten cercò l’aura della ragazza e non ci mise molto a trovarla. Marron era certamente molto più forte di un normale terrestre. Per non creare scalpore il mezzo saiyan atterrò in un vicolo deserto, non era il caso di atterrare beato e tranquillo in mezzo alla gente!

Goten iniziò a girare per il centro alla ricerca della ragazza. -Accidenti…! Ma dove sarà finita? Eppure sono sicuro che fosse la sua aura quella che ho percepito!- Disse il mezzo saiyan mentre camminava piano tra la folla.

Ad un tratto, però, vide l’aggraziata figura della ragazza che passeggiava lentamente immersa nei suoi pensieri e a Goten sembrò ancora più bella di quanto la ricordasse. Il ragazzo rimase un attimo immobile incerto sul che cosa fare poi, tirando un profondo respiro per allontanare la tensione, decise di andare da lei, dalla sua Marron.

-Ciao Marron- Una voce calma e amica la riportò piano alla realtà. Una voce che proprio in quel momento aveva sperato la chiamasse.

-Goten…- Marron non poté fare a meno di lasciarsi sfuggire un sorriso alla vista del mezzo saiyan. -Credevo che fossi al Palazzo di Dio…- Continuò la ragazza cercando di trattenere la gioia che aveva provato nel rivederlo.

-Infatti ero là, fra poco entrerò nella Stanza dello Spirito e del Tempo per allenarmi.- Rispose Goten senza muoversi.

-Cosa?! Ma… Credevo che Piccolo l’avesse distrutta!- Esclamò lei incredula.

-Appunto, ma Shenron quando mio padre ha chiesto di riportare tutto come prima dell’arrivo di Bu deve aver ripristinato il passaggio… Almeno è quello che ha detto Piccolo!- Sorrise Goten con incredibile spontaneità così da far sorridere anche Marron. Poi il mezzo saiyan tornò serio e guardando la ragazza domandò. -Però… ecco… Ti andrebbe di fare un giro… prima?-

Marron lo guardò stranita e felice allo stesso tempo mentre, senza parlare, annuiva con un lieve sorriso dipinto sulle labbra.

 

Oliver e Chichi incapsularono la macchina poi si diressero verso una delle piazze della città. La donna era visibilmente nervosa e Oliver, accortosi della sua inquietudine, le circondò le spalle con un braccio per rassicurarla. -C’è qualcosa che non va, Chichi?- Domandò serio l’uomo.

-Oh… Oh no, Oliver! Non preoccuparti, sto bene!- Gli sorrise voltandosi leggermente verso di lui.

-Non voglio vederti triste, Chichi, tanto meno nervosa. Se per caso ho fatto qualcosa di sconveniente…- Tentò di dire l’uomo arretrando il braccio.

Chichi scosse la testa mentre si avvicinava a lui appoggiando la testa sulla sua spalla. -No, non hai fatto niente di male, Oliver… davvero. Non preoccuparti…- L’uomo sorrise mentre dolcemente abbracciava Chichi.

 

Goten e Marron camminavano fianco a fianco senza dire una parola, entrambi avrebbero voluto iniziare un certo discorso ma nessuno dei due riusciva a trovare le parole giuste per iniziarlo. Il mezzo saiyan osservò un attimo la ragazza che camminava silenziosa accanto a lui. “Devo dirglielo… Devo sapere che cosa prova per me…” Pensò il giovane deglutendo nervoso.

-Ah… ehm… M-Marron… io…-

-Sì, Goten?- Marron si voltò posando i suoi intensi e meravigliosi occhi scuri su Goten. -Io…- Balbettò imbarazzato il ragazzo.

-Devi dirmi qualcosa?- Domandò speranzosa la giovane.

-E-ecco… Ha-hai visto…?! A-al cinema danno un nuovissimo film di fantascienza!- Esclamò imbarazzato Goten indicando un provvidenziale manifesto variopinto attaccato al muro.

-Oh… Sì…- Rispose delusa la ragazza.

“Accidenti a me! Tu guarda che razza di stupidaggine dovevo tirare fuori!” Imprecò tra sé il ragazzo volgendo lo sguardo.

Marron respirò intensamente e poi parlò con immensa sorpresa del mezzo saiyan. -Goten… Riguardo a quello che è successo questa mattina…-

Goten spalancò gli occhi, non avrebbe mai creduto che sarebbe stata proprio lei a parlarne per prima. -Volevo dirti che… Sì, insomma io… Io non ce l’ho con te…-

Goten sorrise quando, improvvisamente, il suo sorriso si mutò in una smorfia di incredulità mista a dolore. Marron si voltò verso di lui sperando in una risposta ma, quando lo vide in quello stato, il suo volto si invase di preoccupazione. –Allora, rispondi…? Goten?! Che ti succede?! Sai bene?!- Chiese la ragazza prima di decidersi a guardare nella direzione in cui lo sguardo del saiyan era fisso. Le figure allegre e abbracciate di Chichi e Oliver passeggiavano con tranquillità nel centro della Città dell’Ovest senza minimamente sospettare di essere visti.

-Mio Kami…- Riuscì solo a sibilare Marron prima che Goten si incamminasse deciso verso i due. -Goten, no! Aspetta!- Esclamò inutilmente la giovane mentre inseguiva l’amico.

 

La donna e Oliver ridevano spensierati abbracciati l’uno all’altra. Chichi si stava divertendo più di quello che aveva immaginato. Era bello stare in compagnia di Oliver, la tirava su di morale.

-Oliver…- Disse ad un tratto la donna.

-Sì?-

-Grazie… Grazie di tutto quello che stai facendo per me…- Sorrise dandogli un piccolo bacio sulla guancia. I due si sorrisero a vicenda quando, improvvisamente, una voce li interruppe.

-Mamma…!- Esclamò Goten fermandosi a pochi metri dai due. Chichi sentì il suo cuore smettere di battere nel suo petto.

-Go-Goten…- Mormorò atterrita la donna.

-Io… Io non voglio crederci…- Mormorò il mezzo saiyan mentre l’immagine della madre abbracciata all’uomo si sfocava tra le lacrime che gli colmavano gli occhi scuri.

-No, Goten! Aspetta! Non è come credi!- Cercò di spiegare Chichi mentre si allontanava velocemente da Oliver.

-È per questo che per tutti questi giorni non ti ho vista… Eri… Eri con lui…- Disse Goten rivolgendo un sguardo gelido e ostile verso l’uomo.

-Goten… Io… Volevo dirtelo! Ma volevo ce ci fossero anche tuo padre e Gohan…! E poi io e Oliver è la prima volta che usc-

-Basta! Non voglio ascoltarti!- E così dicendo volò via mentre calde lacrime amare e dolorose gli solcavano le guance e si perdevano nell’aria.

-Goten! Goten! Aspetta, Goten!- Tentò invano di fermarlo Chichi ma il mezzo saiyan era ormai lontano. Marron osservò incredula un’ultima volta la donna e Oliver poi si levò in volo all’inseguimento dell’amico.

Chichi rimase lì in ginocchio, afflitta e mortificata senza trovare niente da dire, niente da fare.

-Chichi…- Oliver tentò di avvicinarsi ma un brusco movimento della donna lo allontanò da lei.

-Cosa sto facendo io qui…?- Mormorò Chichi quasi inconsciamente. -Goten… Gohan… I miei bambini… Goku…- Continuò a mormorare sotto lo sguardo atterrito di Oliver. -Goku… Il mio Goku…-

-Chichi…! Avanti…! Riprenditi!- Oliver si avvicinò e afferrò la donna per le spalle scotendola leggermente.

-Oliver…- Disse piano Chichi quasi risvegliata da un sogno.

-Sì, Chichi, sono io!- La donna lo guardò un momento.

-No… No…! Io… Io non posso!- Disse Chichi allontanandosi quasi schifata dall’uomo. -Goku… Io amo Goku…! Mio marito Goku…!- Continuò alzandosi in piedi mentre Oliver la guardava con aria esterrefatta.

-Ma… Chichi! Lui… Lui ti ha tradita!- Esclamò l’uomo mentre Chichi gli rivolgeva uno sguardo assente e determinato.

-Non importa… Io lo amo! E voglio riconquistarlo!-

 

Goten sfrecciava velocemente nel cielo diretto al Palazzo di Dio ripensando dolorosamente a ciò che aveva visto. “No… Non è vero…! Mamma… come hai potuto?!” Amare lacrime gli scivolavano via veloci dal volto trascinate dal vento. Il mezzo saiyan volava e volava, voleva arrivare il prima possibile al Palazzo di Dende ed entrare nella Stanza dello Spirito e del Tempo. Non voleva vedere nessuno, voleva dimenticare. Dimenticare quello che aveva visto. Solo dimenticare. Dimenticare ogni cosa.

Marron volava al massimo delle sue energie. Doveva trovare Goten a tutti i costi. Quando lei era stata male lui c’era stato, era stato accanto a lei e l’aveva ascoltata e consolata. Non poteva lasciarlo solo in un momento simile. Doveva assolutamente raggiungerlo! -Goten…!-

Lontano. Soltanto lontano, il più possibile da quelle persone, da quelle immagini… Soltanto dimenticare. “Come hai potuto farci una cosa del genere…?! Come?!” Ad un tratto, in lontananza apparve il Palazzo di Dio. Bene, era quasi arrivato. Goten entrò per la finestra, in modo da non passare davanti a Crilin, Videl e Dende che vedendolo in quello stato lo avrebbero certamente ricoperto di domande.

L’ampio atrio era deserto e l’ingresso della Stanza dello Spirito e del Tempo sgombro, sarebbe entrato subito e avrebbe iniziato gli allenamenti… da solo… per un anno. Il ragazzo si avvicinò al portone e mentre stava per afferrare la maniglia una voce ben conosciuta lo fermò.

-ASPETTA!- Gridò Marron ansimando. -Goten…! Ti prego, aspetta un momento!- Disse poi avvicinandosi al ragazzo che aveva voltato lo sguardo.

-Non dovresti entrare in quella Stanza… Staresti da solo per un anno e dopo quello che…- Marron si fermò improvvisamente ricordando la scena di Chichi e Oliver abbracciati l’uno all’altra poi proseguì più lentamente.

-Dopo quello che è successo… Non ti aiuterebbe affrontare tutto da solo…-

Goten non rispose, Marron poteva vedere solo le spalle del ragazzo che si ostinava a non parlare. -Oh Goten…- Mormorò la giovane abbracciando da dietro il mezzo saiyan in uno slancio di affetto.

Il ragazzo sentì il suo cuore iniziare a battere sempre più velocemente a quel contatto. Le mani morbide e vellutate di Marron gli stringevano il torace scolpito e in quel momento Goten pensò che anche la ragazza potesse sentire il battito del suo cuore tanto gli pulsava forte nel petto. Sentiva la sua testa appoggiata dolcemente contro la sua schiena mentre gli sembrava che i problemi che lo affliggevano solo pochi istanti prima gli scivolassero via dalla mente leggeri e silenziosi.

-Non voglio che affronti da solo tutto questo…! Ci sono io con te, Goten…!-

A quelle parole il ragazzo si voltò lentamente verso Marron che continuava a tenere la testa bassa. -Marron, io…- Esitò un attimo posando lo sguardo sulla ragazza. Era il momento, doveva dirle quello che provava per lei.

-Marron io… io de-devo dirti una cosa…-

Marron alzò piano lo sguardo sul ragazzo e le sue guance assunsero il colore dell’imbarazzo. -Goten… se-se riguarda quello che è successo questa mattina… te-te l’ho detto… non sono arrabbiata con te…! Può capitare a tutti… un momento di debolezza…- Mormorò tristemente la ragazza.

-Un… momento di debolezza…?- Ripeté Goten tra il confuso e il deluso.

Marron si scostò piano dall’abbraccio del mezzo saiyan mentre rabbrividiva leggermente alla mancanza di quel tepore sul suo corpo.

Il ragazzo osservò la giovane allontanarsi da lui e un senso di vuoto lo circondò. -Marron… Non è stato un momento di debolezza…- Sibilò il mezzo saiyan prendendo il coraggio a due mani.

Marron alzò di scatto lo sguardo su Goten che la stava fissando, i loro occhi si persero l’uno nell’altro mentre sentivano crescere il bisogno di stringersi a vicenda. -Goten… di-dici sul serio…?-

Il giovane annuì timidamente. -Sei… Sei molto importante per me, Marron… più di quanto credessi…-

Marron sorrise radiosa mentre si gettava tra le braccia del mezzo saiyan. -Oh Goten…! Non sai quanto ho sperato di sentirti dire queste cose!- Disse la ragazza sorridendo.

Goten ricambiò il sorriso mentre chinava il volto sulle labbra di Marron per quel bacio che sembrava attendere da un’eternità. Marron socchiuse gli occhi quando Dende entrò sbattendo la porta, e facendo sì che il giovane erede di Goku finisse nuovamente a terra spinto ancora dall’amica.

Il namecciano li guardò confuso passando lo sguardo prima alla ragazza con le braccia allungate davanti a sé e poi al mezzo saiyan accartocciato a terra vicino al muro. -Marron… Goten… Cosa state combinando…?- Chiese stranito Dende avvicinandosi ai due.

La giovane sorrise nervosa mentre rispondeva evasiva. -Niente niente! Ohh! Ora devo proprio andare da papà! Ciao Dende! Buon allenamento Goten!- Esclamò Marron correndo via.

-A-ah…! Ma-Marron! Aspetta un attimo!- Chiamò invano il mezzo saiyan osservando sconsolato la ragazza scappare via.

Dende gettò un’occhiata confusa al giovane che rialzandosi si avviò verso la Stanza dello Spirito e del Tempo, afferrò avvilito la maniglia e, salutando mesto l’amico namecciano, chiudeva la porta dietro di sé.

-Che strano ragazzo…- Constatò Dende osservando per un po’ il portone della Stanza dimensionale.

 

Piccolo atterrò sul piazzale di fronte al Palazzo di Dio mentre tutti i presenti gli andavano in contro.

-Allora? Cos’ha detto Bulma?- Chiese Crilin fermandosi davanti all’amico.

-Ha detto che è tutto pronto e che possiamo partire quando vogliamo.- Rispose Piccolo per poi guardarsi intorno alla ricerca di qualcuno.

-Non percepisco l’aura di Goten, è già entrato nella Stanza dello Spirito e del Tempo?- Crilin annuì sorridendo.

-Sì, è arrivato con Marron poi la sua aura è scomparsa quindi non può che essere entrato!-

Dende e Marron arrivarono in quel momento e la ragazza si soffermò sul padre che non si era accorto dell’attenzione rivoltagli dalla figlia. “Papà… Cosa accadrà una volta che sarete arrivati su Kiton…? Devo abituarmi al pensiero che non rivedrò più né Goten… né te…?” Si chiedeva angosciata la giovane cercando di non dare a vedere le sue immense paure.

-Dobbiamo allenarci anche noi, vieni Crilin.- Disse Piccolo incitando l’amico.

-Ma cosa possiamo fare in un giorno, Piccolo?!- Ribatté Crilin impalato alle spalle del namecciano.

-Forse io ho un idea!- Una voce misteriosa e ben conosciuta parlò ai presenti. Piccolo alzò il capo sorpreso.

-Kaioshin il Superiore… davvero non me lo aspettavo…!-

-In persona!-

Crilin rimase in silenzio ad ascoltare incredulo. -Ka-Kaio-Kaioshin ci sta parlando!- Balbettò stupefatto.

-Ascoltatemi bene, forse ho un’idea per farvi allenare un po’ prima dello scontro…- Piccolo e Crilin rimasero in ascolto attenti.

-Ci dica, Kaioshin.- Rispose il namecciano.

-So quello che sta succedendo e non mi piace per niente…! L’universo sta per entrare in guerra e temo che questa volta il pericolo possa essere ancora più devastante della furia di Majin Bu… Verrete sul mio pianeta e Kaioshin il Sommo potenzierà le vostre capacità esattamente come fece con Gohan anni fa.-

Crilin posò lo sguardo su Piccolo che, con fermezza, ascoltava Kaioshin.

-Bene, credo che sia un’ottima idea. Io e Crilin non abbiamo certamente tutti i poteri assopiti che aveva Gohan quindi credo che ci metteremo molto meno tempo, lei non crede?- Chiese il namecciano.

Kaioshin rise e rispose. -Certamente! Non temete! Ora venite con me, non c’è un momento da perdere!- E detto ciò si teletrasportò al Palazzo di Dio per poi scomparire nuovamente insieme ai due amici.

-Papà!- Chiamò Marron correndo verso il genitore che scomparve nel nulla insieme a Piccolo e Kaioshin.

-Oh…- Mormorò mesta osservando il piazzale davanti a lei ormai vuoto. Non era nemmeno riuscita a salutarlo, appena terminato l’allenamento sarebbero certamente partiti e ciò voleva dire che avrebbe avuto occasione di vederlo di nuovo solo alla partenza della seconda astronave. Quanto poco tempo…

Era l’inizio, sia Goten sia suo padre se n’erano andati per allenarsi. Con le mani congiunte sul cuore, Marron mormorò preoccupata scrutando il vuoto dove poco prima c’era il padre. “Goten, papà… Fate attenzione, vi prego…”

 

 

Intanto, alla Base delle Brigate del Silenzio…

 

Udite quelle parole Siddan si alzò di scatto diretto verso l’uscita.

-Siddan! Dove vai? Aspetta!- Esclamò Goku fermando il giovane saiyan.

-Se Syra è davvero entrata a Palazzo è lì che sono diretto!

Goku scosse il capo comprensivo. -Ragazzo, io capisco che sono stati giorni difficili per te, prima la morte di Toma, poi la ricaduta della principessa e ora Syra… Ma non per questo devi rischiare la vita inut-

-No, Goku! Stai sbagliando! Se il mio sacrificio può servire a salvare la vita di Syra o di qualcun’altro lo faccio con orgoglio!- Ribatté deciso il giovane.

-Siddan tu non vuoi capire- Tentò di parlare Goku ma Siddan lo interruppe bruscamente di nuovo.

-No! No, Goku! Ti sbagli di grosso! Sei tu quello che non vuole capire! Dannazione, non permetterò che anche Syra muoia per mano di quei cani maledetti!-

I presenti rimasero zitti e senza parole all’esplosione improvvisa di Siddan.

-Siddan…- Mormorò una voce proveniente dalla porta alle spalle del saiyan.

-Madre! Cosa ci fai qui?! Sei ancora molto debole, devi restare a letto!- Esclamò il ragazzo accorrendo dalla madre.

-Sto già meglio… Non preoccuparti. Cos’è successo a Syra? Ah…!- La donna si impietrì quando il suo sguardo cadde sul Generale Hitios.

-Che cosa fa lui qui?!- Chiese agitata la principessa fissandolo incredula.

-Vengo in pace, principessa. Stamani ho ucciso Gulter e ho accurato che il vero e nostro comune nemico si chiama Dreinos.-

A quel nome la saiyan sbarrò gli occhi appoggiandosi debolmente al figlio.

-Madre! Madre, cos’hai?! Ti senti bene?!- Domandò Siddan fissando la madre completamente sconvolta.

-Non può… Non può essere lui…- Mormorò la saiyan fissando il vuoto.

-Madre… Anche tu ricordi questo nome…?- Disse piano il giovane principe.

Gli amici di Kiton, Hitios compreso, e gli amici terrestri si guardarono tra di loro confusi. A cosa si riferivano la principessa e Siddan? Vegeta si alzò dallo sgabello e parlò col suo solito tono duro. -Di che state parlando?-

Il giovane saiyan posò piano la madre su una sedia e la principessa iniziò a parlare. -Mi ricordo bene di Dreinos… Ma lo credevo morto, non sapevo fosse sopravvissuto…-

-Si spieghi meglio…- Disse Goku con aria assorta.

-Dreinos era un saiyan ribelle proprio come noi e non faccio fatica ad ammettere che era tra i saiyan più forti che conoscevo… Siddan, tu ricordi la vecchia Base? Quella vicino al fiume Juvan, tra le Cascate Eterne?-

Siddan ci pensò un attimo poi rispose. -Sì… Ma la ricordo molto vagamente, ero piuttosto piccolo quando fu distrutta da… da Broli, se non sbaglio.-

La principessa Veki annuì continuando. -Esatto, Siddan. Broli la distrusse completamente sotto comando di Paragass. Se solo avessimo saputo di quel dispositivo… Circa diciassette anni fa Broli e suo padre atterrarono vicino alle Cascate Eterne proprio durante una sanguinosa battaglia contro il Re. Yume, la madre di Syra, li accolse e li portò alla Base. Dreinos, il saiyan che ha tradito noi ribelli… era il fratello minore di Yume.-

Tutti i presenti sbarrarono gli occhi in un’espressione di stupore. -Vuole dire che questo saiyan… è lo zio di Syra?- Chiese Gohan incredulo.

-Esatto, Gohan… Dreinos e Yume erano fratelli ed erano molto legati. Conoscevo bene entrambi e vi assicuro che quel ragazzo aveva una forza davvero fuori dal comune. Era un idolo per i saiyan più piccoli perché nonostante la sua giovane età aveva già raggiunto un livello di combattimento eccezionale. Yume era molto fiera di lui… Tutto andò bene fino a quando non arrivarono Broli e suo padre… Yume si era innamorata a prima vista di quel Super Saiyan e Dreinos ne era tremendamente geloso. Mentre tutti gli altri erano affascinati dalla potenza di quello strano saiyan che era diventato la “Leggenda”, lui lo detestava. In poco tempo Broli lo aveva privato di tutto, della sua fama di guerriero più potente della Base, del suo radicato orgoglio, della sua amata sorella… I discorsi che Dreinos intraprendeva mi piacevano sempre meno. Quel giovane saiyan aveva iniziato a covare un odio per tutti noi che era senza limiti ma soprattutto il suo odio era rivolto a Broli. Un giorno ascoltati un monologo di Paragass e così scoprii che voleva vendicarsi su Vegeta e impadronirsi dell’universo tramite la forza del figlio. Broli e Yume vissero felicemente fino a quando il padre del giovane li scoprì e, su tutte le furie, ordinò ai nostri ragazzi esperti in elettronica di costruirgli un dispositivo ancora più potente per controllare il volere del figlio. Obbedimmo ignari della condanna che ci stavamo tirando addosso da soli. Con il nuovo dispositivo sulla fronte Broli distrusse tutto… Della nostra Base non rimasero che macerie… Yume era disperata. Non riusciva a credere che l’uomo che amava fosse stato capace di una cosa simile, poco tempo dopo rivelò a me e a Dreinos di aspettare un figlio… Il figlio del Super Saiyan della Leggenda…-

-Syra…- Mormorò mesto Trunks distogliendo lo sguardo.

-Esatto, Trunks… Non dissi niente a Syra per paura che anche lei diventasse ostile come suo padre e suo nonno. Non volevo far correre alla mia famiglia altri rischi. Avevo anch’io un figlio da proteggere…- Sibilò la principessa prendendo tra le sue mani quella di Siddan.

-Che Kami possa perdonarmi per ciò che ho fatto…- La principessa chinò la testa poi, dopo aver ripreso un po’ di auto controllo continuò a raccontare.

-Dopo la partenza di Broli e Paragass, Dreinos sembrava essersi calmato ma non era così… La nascita di Syra accrebbe ancora di più il suo astio. Quando finalmente Yume era di nuovo solo sua arrivava quella bambina figlia di Broli, il saiyan che lo aveva umiliato in ogni modo, e gli portava via di nuovo la sua amata sorella. Non poteva sopportarlo… Restammo tra le macerie della Base per quasi due anni e fu allora che Gulter, dopo averci individuati ci attaccò e fu allora che Yume perse la vita nel tentativo di proteggere la sua bambina. L’unico meraviglioso legame che le rimaneva col saiyan che tanto amava. Dreinos non la aiutò… Malgrado Yume l’avesse implorato di salvare la piccola, fu irremovibile.-

Dreinos! DREINOS! Ti prego fratello mio, dobbiamo portare al sicuro la piccola Syra!”

-Si alzò in volo e nel tentativo di colpire la bambina colpì Yume che le fece scudo col proprio corpo… Arrivai in ritardo e potei solo assistere impotente a quella orribile scena. Non persi tempo e attaccai Dreinos ferendolo a morte… o almeno così credevo… Corsi da Yume ma era troppo tardi. Con le ultime forze mi mise tra le braccia la bambina avvolta in un drappo sgualcito. Fu allora che lo vidi e che mi resi conto della effettiva forza di quella neonata…- Disse la principessa Veki sospirando.

-Che cosa vide…?- Chiese Gohan scrutando la principessa.

-Syra porta sul braccio destro una voglia, una voglia identica all’antico simbolo della razza Saiyan. A testimonianza delle sue origini e in ricordo di una Leggenda millenaria…- Spiegò assorta la saiyan con stanchezza.

Vegeta voltò lo sguardo. Tutto quello era assurdo, non era possibile.

-Era nascosto dal mantello… ecco perché non lo abbiamo visto…- Constatò Gohan ricordando la prima apparizione della ragazza.

-Dreinos non morì…- Intervenne d’un tratto Hitios che non aveva aperto bocca fino ad allora. -In pochi sapevano della sua presenza a Palazzo. O meglio, in pochi sapevano che era un saiyan. Solo io, mio fratello Zurys, Mirz, Platen e il Re. Dreinos ci convinse che aveva lasciato i ribelli e che voleva unirsi al nostro esercito. Fu lui a rivelarci l’esistenza dell’erede del Super Saiyan. Dreinos si allenò per anni e anni con un solo scopo… un’unica meta… la vendetta…! Principessa Veki, lei è in pericolo! Ho ascoltato i suoi piani e ha detto di volersi impossessare di lei e di una Spada Sacra…- La regina alzò di scatto lo sguardo impaurita.

-Oh mio Kami… Dimmi che non è la Spada che credo…- Mormorò.

Siddan sbarrò gli occhi sbigottito. -Hitios… Non starai cercando di dire che… che Dreinos è in possesso della Sacra Spada di Diamanti?!- Chiese il giovane principe scrutando il kitoniano che alzava le spalle confuso. Vegeta osservò Veki per un momento poi parlò. -Sacra Spada di Diamanti?- Chiese il saiyan. La regina posò lo sguardo preoccupato sul fratello.

-Ma come, Vegeta? Non lo ricordi?- Il principe scosse il capo e la donna iniziò a parlare con sgomento. -Quando eravamo ancora sul pianeta Vegeta alcuni saggi ci raccontarono di due Spade Sacre che comparivano ogni volta che un popolo aveva bisogno di aiuto. Una di quelle era chiamata “Sacra Spada di Fuoco” in quanto forgiata col fuoco dell’araba Fenice, quella era un’arma portatrice di speranza e rigoglio e si diceva in grado di resuscitare i popoli. Ma questa arma di pace aveva un’antagonista, portatrice di dolore e discordia, la “Sacra Spada di Diamanti”… si diceva che chi l’avesse impugnata fosse diventato onnipotente. Ma queste Armi hanno un monito, solo chi è degno può impugnarle, lui e nessun’altro. Se Dreinos è davvero in possesso di questa Spada e riesce ad impugnarla non abbiamo scampo…- Spiegò scura la principessa Veki.

-No!- Intervenne Reva tra lo stupore dei presenti.

-Reva…?!- Lo richiamò la sorella. -Lasciami dire, Nemes! C’è ancora una speranza! Se Syra è la figlia di Broli forse potrebbe impugnare la Spada di Fuoco e contrastare Dreinos!- La regina sorrise tristemente.

-Syra non è abbastanza forte per Dreinos… Lo conoscevo e vi assicuro che è molto più forte di quanto possiate immaginare… e se è vero che si è allenato ancora più duramente non faccio fatica a credere che possa avere raggiunto il livello di Super Saiyan.-

Goku sospirò, era un vicolo cieco. Avrebbero dovuto sconfiggere Dreinos e riportare Syra a casa, ma come potevano fare?

-L’unica cosa che possiamo fare è andare a palazzo e affrontare Dreinos.- Disse infine Goku mentre gli altri lo scrutavano seri e assorti. Aveva ragione, se volevano che la pace tornasse su Kiton e che Syra tornasse a casa avrebbero dovuto sconfiggere Dreinos. Una volta per tutte.

 

 

Nel frattempo, al Palazzo del Re…

 

Dreinos uccise con un ki un ultimo soldato kitoniano mentre, con aria stanca e mesta Syra gli si avvicinava lentamente.

-È tutto a posto!- Sorrise il saiyan circondando la ragazza con un braccio. -La Spada è già sulla navicella e tutto è pronto per la nostra partenza!- Esclamò fiero del suo operato indicando l’astronave con i motori già accesi. -Devi solo darmi le coordinate del pianeta Terra e poi possiamo partire!- Dreinos osservò un momento la giovane che teneva la testa bassa. -Syra… va tutto bene?- Chiese l’uomo con tono affettuoso.

-K6 25mz verso Nord-est…- Mormorò Syra.

-Cosa…?- Chiese confuso Dreinos.

-K6 25mz verso Nord-est… Sono le coordinate della Terra.- Sibilò la giovane saiyan senza guardare l’uomo. Dreinos si avvicinò alla ragazza e la prese tra le braccia stringendola a sé.

-Oh Syra, Syra…! Mi dispiace così tanto che tu soffra per quella gente…! Non lo meritano, ma tu sei di buon cuore… come me…! E di me puoi fidarti… questo lo sai, vero?- Chiese con dolcezza il saiyan. La ragazza si asciugò goffamente le lacrime e abbozzò un leggero sorriso. -Sì, zio Dreinos…-

Syra si strinse di più al saiyan in cerca di conforto mormorando piano.

–Tu sei l’unico di cui mi posso fidare…-

A quelle parole Dreinos sorrise malvagio. Si avviò ai quadri dei comandi del laboratorio del palazzo e dopo aver premuto vari pulsanti la cupola della reggia si aprì lasciando libero il passaggio alla navicella. Osservò lo squarcio di cielo terso che traspariva dalle mura del palazzo avviandosi verso la nipote e, con una lieve spinta sulla spalla disse. -È il momento… Andiamo.-

Syra rimase in silenzio a scrutare l’astronave mentre pensava scura. “Non avrebbero dovuto farci questo…! Principessa Veki… io mi fidavo di lei! La consideravo come una madre! E Siddan… Jana… Reva… Nemes… Mi avete tradita! Come avete potuto?! Nemes… noi eravamo amiche…! Goku… Gohan… Goten… loro hanno ucciso mio padre… Goku mi ha mentito… ha finto che gli importasse di me e della sorte di tutti noi quando invece erano tutte bugie…! Me la pagherete… Me la pagherete tutti quanti!” Disse tra sé la ragazza mentre, con decisione si imbarcava sulla navicella.

 

 

Intanto, alla Base dei Saiyan ribelli…

 

Trunks alzò bruscamente la testa avvertendo chiaramente un’aura ormai molto familiare. -Oh no… Papà! Goku! Gohan, Siddan! Presto! Venite qui subito!- Gridò il mezzo saiyan dalla torretta di avvistamento.

In pochi secondi furono tutti sulla piattaforma della Base saiyan. No, non c’era alcun dubbio… -È l’aura di Syra…- Disse Gohan guardando Siddan che pareva più che preoccupato.

-Avverto un’altra presenza accanto a lei… Credete possa essere Dreinos?- Chiese assorto Trunks. -È più che probabile.- Ringhiò Vegeta.

-È potentissimo… E non credo nemmeno che sial al massimo della sua aura… Non mi piace per niente…!- Disse Gohan osservando i cunicoli sopra di loro.

-Dobbiamo raggiungerli!- Terminò Trunks alzandosi in volo. Siddan lo seguì senza indugi e Vegeta, Gohan e Goku non poterono fare altro che imitarli.

-Goku!- Chiamò una voce dietro i cinque amici.

Il saiyan si voltò verso la voce lo aveva chiamato per vedere Nemes, Jana e Reva con alle spalle l’intera schiera dei ribelli.

-Noi vi seguiremo a distanza. Non appena lo scontro inizierà attaccheremo anche noi.- Disse la giovane amica di Syra con un sorriso deciso dipinto in volto. Goku sorrise a sua volta mostrando il pollice poi uscì dai cunicoli di emergenza a seguito degli amici.

 

“Syra…” Pensò tra sé Siddan mentre sfrecciava veloce nel cielo. Il figlio del principe era davanti a lui e volava veramente veloce. Era chiara come il sole la differenza di forza che li divideva, nonostante Trunks fosse più piccolo di lui e fosse un saiyan solo per metà gli era incredibilmente superiore. I suoi pensieri si spostarono nuovamente a Syra… e a Dreinos.

Ricordava qualcosa dello zio di Syra, ma gli sembrava di ricordare che fosse morto tentando di sconfiggere il Re… Aveva poca importanza, in quegli anni le menzogne non erano mancate alla Base. Tutte in buona fede, ma pur sempre menzogne. Capiva la collera che Syra provava in quel momento e non osava nemmeno immaginare cosa l’avesse spinta a Palazzo…

Forse Dreinos l’aveva rapita! Forse nel rivederla il suo antico odio si era risvegliato e ora voleva vendicarsi! Ma forse erano ancora in tempo… Percepiva ancora l’aura della ragazza. Ma dovevano sbrigarsi! Avvertiva anche quella di Dreinos ed era vicinissima alla fonte di energia emanata da Syra! Dando fondo a tutte le sue energie Siddan aumentò incredibilmente la sua velocità superando Trunks che dapprima lo guardò confuso poi sorridendo lo seguì a sua volta.

Dovevano fare in fretta, sentiva distintamente che stava per accadere qualcosa di irreparabile. Vegeta non era tranquillo e il ricordare la profezia delle due Spade Sacre non lo aveva aiutato a calmarsi. Broli… Sempre lui a tormentarlo, a ricordargli che non è mai stato il primo. Non bastava quel saiyan di infimo livello di Kakaroth a dargli sui nervi, quel maledetto Broli doveva perseguitarlo anche dall’aldilà con sua figlia. Syra non aveva colpa ma rischiava di mettere nei guai sé stessa e gli altri, dovevano fermarla ad ogni costo. Ne andava della salvezza del loro popolo.

Goku si affiancò a Siddan ad occhi spalancati.

Un’enorme astronave si intravedeva maestosa dalla cupola più alta della reggia del Re. Un boato e una nube di fumo circondò l’astronave.

Nonostante la velocità notevole a cui volavano, quando i cinque saiyan furono vicini Palazzo, poterono solo assistere inermi all’improvvisa partenza dell’astronave di Dreinos e Syra che sfrecciava via nel cielo.

Siddan guardò disorientato e impotente la navicella allontanarsi e in preda alla disperazione gridò con tutte le sue forze. -SYRAAA!!-

 

Syra alzò bruscamente la testa voltandosi a guardare fuori dal piccolo finestrino accanto a lei. L’immagine dei suoi ex amici si rimpiccioliva sempre di più fino a lasciare il posto alle stelle mentre la voce di Siddan ancora accompagnava i suoi pensieri confusi.

Dreinos posò lo sguardo sulla ragazza molto pensieroso. “Sto rischiando… L’alleanza con la mocciosa non è per niente stabile… Ma ho ancora bisogno di lei. Una volta che avrà evocato questo Drago e che avrò impugnato la Sacra Spada di Diamanti la toglierò di mezzo una volta per tutte. Mi hai intralciato fin troppe volte ragazzina… e per colpa tua Yume è morta! Ma io vendicherò la sua scomparsa offrendo ai demoni degli Inferi la tua anima! In un solo colpo mi vendicherò sia di ciò che mi hai costretto a fare alla mia adorata sorella e di ciò che tuo padre ha fatto a me! Dopo di chè mi occuperò dei saiyan ribelli… e della Principessa! Grazie alle Sfere del Drago non avrò bisogno del suo sangue per impugnare la Sacra Spada di Diamanti e la mia tanto attesa Vedetta potrà essere della giusta misura per la cara e prodiga Principessa Veki!” E con questi pensieri la navicella intraprese il viaggio verso la Galassia del Nord e verso la Terra.

 

 

Nel frattempo, sulla Terra…

 

Goten chiuse mesto la porta della Stanza dimensionale dietro di sé ma quando alzò gli occhi il suo sguardo si scurì e la sua espressione un po’ ebete mutò in una smorfia di sbigottimento. Davanti ai suoi occhi increduli una distesa immensa di macerie sostituiva il lussuoso palazzo argentato che ricordava dalla sua infanzia.

-Mio Kami… Ma… che diavolo è successo qui?- Si chiese Goten avanzando di qualche passo spostando alcuni detriti.

Fece un giro di ricognizione attorno a quelle rovine e, con immenso sollievo, constatò che le dispense erano ancora discretamente integre. Ad un tratto il mezzo saiyan ebbe un lampo di genio e arrivò al motivo di tutte quelle macerie. -Oh…! Ci sono! Ora ho capito! Entrando in questa stanza si cambia dimensione e il Drago Shenron può esercitare i suoi poteri solo nel nostro mondo! Ha ripristinato il passaggio ma non ha modificato nulla di quello che c’era in questa stanza! Ahh! Che intuito fenomenale!- Si elogiò il ragazzo osservando l’elegante e rinnovata porta in forte contrasto con le rovine del palazzo. -Bene! E adesso… Iniziamo l’allenamento! Uhm… Bhè… Forse prima è meglio mettere qualcosa sotto i denti! Non posso certo rischiare di svenire nel bel mezzo dell’allenamento! Eh eh eh!- Sorrise Goten mentre raggiungeva, trotterellando, le dispense con la caratteristica gioia di tutti saiyan quando si tratta di cibo.

 

Piccolo, concentrandosi, sedette sul florido prato a gambe incrociate mentre il vecchio Kaioshin iniziava a saltellargli intorno pronunciando frasi magiche e incomprensibili per iniziare il rito.

-Hey Kaioshin…- Chiamò a bassa voce Crilin la strana fusione dei due esseri superiori. -Si…?- Rispose Kaioshin il Superiore.

Il vecchio amico di Goku aveva un’aria un po’ scettica mentre continuava.

-Non per mancare di rispetto ma… Siamo proprio sicuri che Kaioshin il Sommo ha tutte le rotelle a posto?-

Sulla testa del povero Kaioshin apparve una gocciolina, mentre l’anziano essere superiore sbraitava a Crilin di averlo sentito e di non osare mai più simili oltraggi ad una divinità.

 

Gli allenamenti dei nostri eroi proseguono a gonfie vele… o quasi…

Bhè… L’importante è che proseguano… no?

Ma ora diamo un’occhiata a ciò che sta accadendo alla povera Chichi…

Avrà davvero capito che Goku è l’unico uomo della sua vita? E Oliver come reagirà a questa notizia?

 

Nel frattempo, in una delle piazze della Città dell’Ovest…

 

Oliver guardò confuso la donna poi, ritrovando calma e distacco disse. -Oh Chichi… Posso capire come ti senti ora… Il rivedere Goten ti ha confusa, in più tutte queste emozioni tutte insieme… Non hai ancora superato il fatto che Goku…- Si interruppe un momento nel vedere lo sguardo freddo e astioso della donna. -… Chichi… Lo sai anche tu…!-

Chichi si alzò in piedi esclamando. -Certo che lo so! Il punto è che io amo Goku! L’ho sempre amato e lo amerò sempre! E non mi importa se ha avuto una relazione con Bulma! Io lo riconquisterò, accidenti, fosse l’ultima cosa che faccio!- E determinata si incamminò lasciando solo Oliver che continuava inutilmente a chiamarla.

Chichi arrivò di fronte allo stabilimento della Capsule corp suonando con decisione alla porta. -Chi è?- Chiese il dottor Brief dal citofono.

-Sono Chichi, dovrei parlare con Bulma, posso entrare?- Rispose la donna stringendo forte i pugni.

-Mi dispiace, Chichi. Bulma è appena uscita con C18, Bra, Pan, Mr Satan e Bu! Ma accomodati intanto…!- Nessun suono uscì dal ricevitore mentre il padre di Bulma aspettava la risposta della donna. -Chichi…? Chichi? Ma dove sei?- Chiese il dottor Brief fino a quando lasciò perdere e agganciò il ricevitore alzando con fare confuso le spalle.

Chichi non perse tempo, senza lasciare finire il padre di Bulma prese dalla borsetta una macchina di scorta incapsulata e guidò verso la Kame House. Sicuramente il maestro Muten sapeva dov’erano diretti se non erano andati alla sua isola.

Chichi, prima di andare dal maestro Muten, passò a casa del padre per fare scorta di Capsule. “Non ci metterò molto! Il monte Padella è di strada!” Pensò tra sé intravedendo l’abitazione del genitore.

Fermò la macchina davanti al portone e scese freneticamente correndo verso la casa. -Ciao papà!- Salutò sbrigativa la donna dirigendosi come un fulmine al piano di sopra.

-Oh, Chichi! Sei già di ritorno? Ma… Oliver non è con te?- Chiese calmo e sorridente il padre mentre vari oggetti volavano via al passaggio di Chichi. Sulla testa di Juma apparve una gocciolina nel vedere la casa apparire come un campo di battaglia dopo l’impetuoso arrivo della figlia.

Chichi saltò letteralmente la rampa di scale e salutando velocemente il padre imboccò la porta. -Adesso non posso spiegare! Sono di fretta! A presto papà!- E così dicendo Chichi saltò sull’auto e scomparve all’orizzonte mentre il povero Juma la guardava con aria confusa.

-Più Veloce…! Più Veloce…! PIù Veloce!- Esclamò determinata la donna mentre la macchina sobbalzava pericolosamente per le strade terrose della gioiosa campagna circostante il monte Padella. Chichi era fuori di sé, era assolutamente decisa a discutere faccia a faccia con Bulma e l’avrebbe fatto. In poco tempo Chichi raggiunse il mare e saltando abilmente giù dall’auto aprì un motoscafo incapsulato. Salì velocemente a bordo e partì con un’impennata verso la Kame House lasciando dietro di sé un’immensa scia d’acqua e schiuma di mare.

Arrivata all’isola la donna scese decisa dal veicolo e chiamò a gran voce.

-Maestro Muten! Maestro vieni fuori! Muoviti!-

Il vecchio uscì dalla casa con Olong e la fida tartaruga millenaria mentre Chichi si avvicinava prendendolo pericolosamente per il bavero della camicia.

-Si? Chi è? Ah-ah! Chi-Chichi! Ma-ma sei… Sei impazzita?!- Balbettò il maestro dimenandosi tra stretta della donna dagli occhi infuocati.

-Muten! Dimmi dov’è Bulma?! Avanti! Parla!- Ordinò Chichi stringendo tra le mani il collo del povero maestro Muten.

-Io-io non lo so!- Farfugliò l’uomo mentre la sua carnagione si sfumava sempre di più al viola e al blu.

-Ahh! Non ti credoo!- E con un gesto fulmineo Chichi scaraventò il povero maestro contro una palma. La donna si girò spietata verso la tartaruga e Olong che, indietreggiando, si affrettò a rispondere.

-Ahh! Chichi! Aspetta! Non sappiamo niente, noi- Olong si interruppe allo squillare del telefono e la tartaruga si avviò verso la casa per rispondere.

Dopo pochi minuti uscì e, spaventata, mormorò. -Eh… Era-Era Bulma… Ha detto che sono tutti al Palazzo di Dio se-se vogliamo raggiungerli…-

Chichi s’infiammò di rabbia e aprendo un aereo incapsulato partì veloce alla volta del Palazzo di Dende. Olong e la tartaruga guardarono la donna sfrecciare via nel cielo mentre Muten si rialzava dolorante e raggiungeva i due amici. -Ma-ma cosa aveva?!- Chiese indolenzito il maestro mentre gli altri alzavano preoccupati e confusi le spalle.

-Bulma! Non ti permetterò di portarmi via mio marito, stanne certa! È ora di mettere in chiaro le cose! Vedrai di che cosa è capace Chichi Son!- E decisa scattò veloce verso il Palazzo.

 

Bulma interruppe la comunicazione con un pulsante dal quadro dei comandi dell’aereo. –Ecco fatto! Ho avvertito anche Muten, ora dovremmo esserci tutti!- Disse Bulma sorridendo mentre si voltava indietro a guardare i passeggeri. La squadra era quasi al completo, erano presenti Yamcha, Pual, Mr Satan, Bu, Bra, Pan, Videl e C18. Mancavano solo Muten, Olong e… Chichi. Già, chissà se Chichi sarebbe venuta, dopotutto non l’aveva nemmeno avvisata… Era suo dovere! La donna sarebbe stata in pena da morire a sapere che c’erano guai su Kiton ma come amica era suo dovere avvertirla! Bulma prese le cuffie e mise gli auricolari alle orecchie prima di comporre il numero.

-Hey Bulma, chi stai chiamando?- Chiese Yamcha avvicinandosi all’amica. La donna non rispose ascoltando squillare il telefono.

-Bulma…? Hey! Sei ancora fra noi?-

La moglie del principe non diede risposta all’uomo aspettando qualche secondo prima di riagganciare. “Accidenti…” Pensò tra sé. “Chichi non è ancora tornata a casa… Proverò da suo padre!” Compose il numero e dopo una breve attesa il vecchio Juma rispose al telefono.

-Pronto, chi parla?- Chiese l’uomo alzando la cornetta. -Salve, sono Bulma. C’è Chichi per favore?- Rispose la donna alzando la testa.

-Oh, ciao Bulma… Chichi non c’è, è uscita circa un’ora fa. Perché la cercavi?- Chiese scuro il vecchio.

-Bhè… Volevo avvertirla che Goku e gli altri stanno avendo alcuni problemi su Kiton e che domani partirà la seconda navicella…- Spiegò la donna con voce mesta. Juma sospirò poi riprese a parlare.

-Capisco… Bulma, so quello che è successo e volevo- Bulma interruppe lo Stregone prendendo la parola. -Lo so, lo so che è stata una sciocchezza cercare di nasconderglielo! Non so cosa mi ha preso però deve ammettere che la reazione di Chichi è stata un po’ esagerata! Per una stupidaggine del genere finire subito tra le braccia di quell’uomo- Bulma si morse la lingua dopo aver detto quella frase.

-Ma… Bulma… Anche tu sai di Oliver?- Chiese confuso il vecchio.

La donna sospirò e rispose. –Purtroppo Sì… Ero venuta a cercarla e l’ho trovata abbracciata a quello… Non credo che Chichi si sia accorta di me.- Spiegò Bulma mentre il padre dell’amica sospirava sconsolato.

-Su questo devo darti ragione mio malgrado… Anche secondo me ha reagito troppo impulsivamente. Ma come avete intenzione di metterla con Goku?- Chiese l’uomo preoccupato.

-Mi dispiace tanto che abbiano litigato per colpa mia… Davvero non avrei voluto…! Ma passerà! Ne sono certa!- Disse Bulma rallegrandosi un po’.

Il vecchio rimase stranito un attimo. Non avrebbe mai immaginato che Bulma fosse così… strana! Prima ruba il marito all’amica, se ne pente e decide di renderglielo dicendo che passerà!

-Io credo che dobbiate parlarne tra di voi, appena Chichi tornerà le dirò che hai chiamato…- Concluse l’anziano Stregone mentre Bulma terminava di parlare. -Dica a Chichi che la aspettiamo il prima possibile al Palazzo di Dio, grazie e arrivederci.- E dopo entrambi agganciarono il ricevitore.

Bulma sospirò, perché Chichi alla prima scusa era andata con quel Oliver? Possibile che davvero non amasse più Goku? Già… Povero Goku… Chissà come avrebbe reagito a una notizia del genere… E Goten e Gohan… Poveri ragazzi… No! Doveva esserci una soluzione! L’unica cosa da fare era parlare con Chichi! E con questi propositi atterrò nel piazzale di fronte al Palazzo mentre Marron, Videl e Dende li accoglievano.

 

 

Nel frattempo, su Kiton…

 

Siddan si gettò a terra con le mani fra gli scuri capelli, lo sguardo perso nel vuoto nel ricordo di una persona cara e nell’inutilità della loro corsa a palazzo. Syra era partita, se ne era andata da Kiton…

E pareva non fosse stata costretta. Syra era salita di sua spontanea volontà sulla navicella, la sua aura era calma quando si era imbarcata sull'astronave di Dreinos. Syra voleva partire, e tutto era successo per colpa loro e della loro stupida superficialità…

Trunks continuò a scrutare il cielo quasi senza rendersi conto di ciò che era appena successo. Syra era partita con Dreinos… Era assurdo!

Goku gettò uno guardo a Vegeta, sapeva ciò che il principe stava pensando.

“Credi che si siano alleati, è così Vegeta?” Chiese il saiyan comunicando telepaticamente. Vegeta, con un mezzo sorriso, lanciò un’occhiata al suo eterno rivale sorprendendosi che quel saiyan inferiore fosse riuscito a imparare una sua tecnica. “Credo di sì e non è una buona cosa. Se questo saiyan, Dreinos, è così potente come Veki afferma potremmo avere dei problemi. Syra è molto più forte di quello che crede e se Dreinos riuscisse ad utilizzare a pieno i poteri della ragazzina non so che cosa potremmo aspettarci.” Goku rimase in silenzio. In parte era anche colpa sua se Syra aveva deciso di unirsi a Dreinos, avrebbe dovuto dirle subito ciò che sapeva. Ma ormai era troppo tardi, chissà quali piani aveva in mente quel pazzo… Perché era partito con una navicella? Perché aveva portato Syra con sé se la odiava? Perché non aveva portato a termine il piano che Hitios aveva rivelato ai saiyan ribelli? Perché aveva rinunciato alla sua vendetta? No… Qualcosa non quadrava. A meno chè Dreinos non avesse in mente qualcos’altro, ma che cosa?!

Gohan si avvicinò lentamente a Siddan appoggiandogli con fare comprensivo una mano sulla spalla.

-È stata colpa mia…- Mormorò il ragazzo fissando il vuoto.

Il mezzo saiyan sospirò. -È stata colpa nostra…-

Trunks si intromise tra i due con decisione. -Dobbiamo trovarla.-

-Una cosa per volta, prima dobbiamo avvertire i saiyan della Base.- Disse Vegeta col suo solito tono duro.

-Ma Syra potrebbe essere in pericolo!- Insistette il giovane mezzo saiyan mentre il padre gli rispondeva austero. -Non possiamo mettere in pericolo la vita di altri saiyan!- Trunks rimase zitto, non credeva che il principe fosse capace parlare così. Siddan si alzò in piedi e levitò fermandosi sopra le teste dei saiyan presenti. -Vegeta ha ragione. Dobbiamo raggiungere la Base delle Brigate e avvertire gli altri.- E così dicendo si mise veloce in volo verso ovest seguito dagli amici.

 

Arrivati alla Base delle Brigate del Silenzio Siddan, Vegeta, Goku e Gohan si recarono dalla principessa mentre Trunks raggiunse Hitios e Nemes che erano appena atterrati con l’armate delle Brigate che avrebbe dovuto dargli man forte in caso di attacco. -Io avverto gli altri e vado a vedere se hanno già individuato la navicella.- Così dicendo il figlio del principe si allontanò.

Una volta entrati nelle stanze della principessa i cinque saiyan videro Jana e un anziano medico allontanarsi lentamente dal letto della donna e Siddan, preoccupato, si avvicinò all’amica.

-È solo un accertamento. Il medico la sta visitando.-

-Siddan… Avete trovato Syra?- Domandò inquieta la principessa.

Siddan abbassò lo sguardo lasciando la parola a Goku. -Principessa, Syra è partita con Dreinos a bordo di un’astronave, non siamo arrivati in tempo.- Spiegò il saiyan mentre gli occhi imploranti e sgomentati della donna di spostavano da un saiyan all’altro.

-Come… Come partita con Dreinos?! Ma dove sono diretti?!- Chiese nervosa la principessa. Il figlio le si avvicinò cercando di tranquillizzarla. -Stai calma, madre, non devi agitarti.-

-Ma come posso stare calma?! Syra è con Dreinos! Voi non sapete di cosa è capace quell’uomo!-

Jana si avvicinò alla principessa nel tentativo di convincerla. -Principessa, siamo tutti in pensiero ma deve rimanere tranquilla, ci occuperemo noi di tutto! Le pensi soltanto a riposare!-

Mentre Siddan e Jana rassicuravano la principessa Veki, Gohan notò l’espressione scura del padre e gli si avvicinò. -Papà, dove pensi che siano diretti?- Goku sospirò mentre iniziava a parlare.

-Non lo so davvero, Gohan… A quanto pare Dreinos ha cambiato i suoi piani… Deve avere in mente qualcosa, e noi dobbiamo scoprire cosa se vogliamo trovare Syra!-

Ad un tratto Trunks e Reva entrarono nella stanza, entrambi parevano sconvolti mentre il mezzo saiyan iniziava a parlare. -Papà, ragazzi… Noi abbiamo… Abbiamo agganciato il segnale della navicella di Dreinos e Syra e siamo riusciti a calcolare la rotta presa dall’astronave…-

Nessuno osò rispondere mentre, visibilmente turbato il ragazzo terminava la frase. -È diretta verso la Galassia del Nord…-

I volti di Goku, Gohan, Vegeta e la principessa si incupirono mentre Siddan guardava confuso gli amici.

-Mio Kami… È diretto sulla Terra…- Balbettò Gohan mentre Goku e Vegeta rimanevano assorti nei propri pensieri.

-Sulla Terra…? Ma… Ma non è il vostro pianeta?- Domandò stranito Siddan passando gli occhi sugli amici terrestri presenti.

-Infatti…- Rispose preoccupato Trunks.

-Cosa avrà intenzione di fare sulla Terra?- Domandò piano e assorto Gohan abbassando leggermente lo sguardo. In quel momento anche Nemes entrò nella stanza avvicinandosi al fratello minore, anche lei era al corrente di ciò che stava succedendo.

Goku era assorto nei suoi pensieri; perché, se quel Dreinos era veramente così forte, non li affrontava e si vendicava una volta per tutte? Qual’era lo scopo di tutto quel mistero? Dell’alleanza con Syra? Per quale ragione era diretto nella Galassia del Nord? Cosa c’era sulla Terra che gli interessava? C’era solo un modo per scoprirlo. Goku alzò serio lo sguardo posandolo su tutti i presenti. -Dobbiamo inseguirli e scoprire che intenzioni ha Dreinos. Partiremo subito per la Terra.- Sentenziò il saiyan voltandosi verso Gohan, Trunks e Vegeta.

Nemes sospirò iniziando a parlare. -Goku, io… Mi dispiace di non avervelo detto prima ma eravamo così occupati che… Sì, io…-

Il saiyan osservò la ragazza mentre Trunks le chiedeva confuso. -Detto cosa?- Nemes trasse un profondo respiro rispondendo.

-La vostra navicella ha subito alcuni danni all’atterraggio. Non è niente di troppo grave ma non potrebbe sostenere un viaggio interspaziale senza le parti di ricambio e le dovute riparazioni…-

Gohan abbassò lo sguardo, cosa si poteva fare? Siddan lasciò la mano della madre che aveva stretto nelle sue fino ad allora e, avvicinandosi con fermezza a Goku, iniziò. -Goku, i nostri tecnici ripareranno la navicella e dopo partirò con voi al posto di Syra, potreste avere bisogno di aiuto.-

Il saiyan rimase un momento ad osservare la decisione che bruciava negli occhi del ragazzo quando una voce s’intromise nel discorso. -Siddan ha ragione.- Disse il Generale Hitios entrando nella stanza. -Da soli potreste avere dei problemi. Parlerò al mio popolo e spiegherò loro come davvero stanno le cose, li convincerò ad aiutare i saiyan nelle riparazioni così risparmieremo molto più tempo e appena saremo pronti partiremo per la Galassia del Nord. Cosa ne dici, Goku?- Chiese il kitoniano con un leggero sorriso speranzoso. Goku sorrise sconfitto dalla decisione dei due mentre il volto di Siddan si scuriva.

-Come sarebbe “partiremo”?- Domandò il giovane principe avvicinandosi al Generale con aria diffidente e allo stesso tempo scontrosa.

Hitios fece un leggero ghigno rispondendo. -Sarebbe quel che ho detto! Partirò anch’io per la Terra, principino! Non penserete davvero di riuscire a sconfiggere Dreinos senza il mio aiuto spero! Sono l’unico che ha avuto contatti con lui negli ultimi anni anche se in modo poco approfondito!- Hitios sorrise determinato mentre terminava la frase. -Dovete ammettere che potrei esservi molto utile per sconfiggere quel pazzo…!-

Siddan rise canzonatorio nel tentativo di nascondere il suo disappunto.

Hitios guardò il giovane con sguardo indispettito e rispose secco. -Che cosa vorresti insinuare con questa risata?!-

-Non insinuo niente, Generale! Dico la verità!-

Goku osservò preoccupato Hitios e Siddan mentre, con un sorriso bonario cercava di calmare la tensione che s’era formata tra i due. -Andiamo ragazzi! Non è il caso di…- Il povero saiyan si interruppe nel guardare gli occhi del saiyan e del kitoniano, il loro disaccordo sembrava quasi bruciare.

-Vorresti dire che io non potrei darvi una mano sulla Terra perché non ne sono all’altezza?!- Chiese duro il Generale.

-Esatto! Abbiamo visto tutti come tu e gli altri Generali combattete! Il povero Mirz è stato ucciso da Reva, un ragazzino di quindici anni, e da Jana, una ragazza che per di più non ama gran chè battersi!- Esclamò Siddan scrutando i penetranti occhi del kitoniano mentre indicava i due amici zitti e preoccupati in disparte.

-Erano due contro uno non ha alcuna importanza la loro età!-

-Allora cosa mi dici del tuo caro fratellino?! Se non fossi intervenuto tu avrebbe fatto la fine che si meritava come quel vile di Platen!-

Hitios scattò sul saiyan e gli afferrò la maglia che emergeva dal collo dell’armatura, Siddan seguì il suo esempio afferrando la casacca dell’alieno.

-Vuoi batterti?!- Sfidò duro il giovane principe.

-Non osare mai più parlare di mio fratello a quel modo. Mi sono spiegato?-

La principessa Veki sbarrò gli occhi a quella scena mentre Goku, Trunks e Gohan si avvicinavano velocemente ai due per dividerli.

-Io ho risparmiato la vita e quel verme codardo del Generale del Sud e lui ha attaccato Toma alle spalle! Ha avuto ciò che meritava! E se vuoi davvero saperlo Generale, io credo che non sia stato sufficiente!- Esclamò Siddan fissando i chiarissimi occhi pieni di astio del kitoniano.

-Ora finitela! Siddan, Hitios, basta!- Intimò invano Gohan cercando di trattenere i due litiganti.

-Stava soltanto eseguendo gli ordini che gli erano stati impartiti! Eravamo nemici allora!- Rispose ostile Hitios dimenandosi tra la stretta di Goku.

-È vero, ma noi ribelli non abbiamo mai ucciso uno dei vostri alle spalle! È un’azione ignobile e vigliacca! Voi siete ignobili e vigliacchi! Lo siete sempre stati!- Esclamò Siddan cercando di colpire l’alieno mentre Gohan e Trunks lo trattenevano a malo modo.

-Mi spiace per quel ragazzo ma non è colpa mia! Se fosse stato più attento alla battaglia si sarebbe accorto del pericolo e tutto ciò non sarebbe accaduto!- Obiettò il Generale mentre Siddan perdeva il controllo e, liberatosi dalla stretta degli amici, si avventava violentemente su di lui.

-Ora smettetela! Tutti e due!- La voce di Goku emerse quasi dal nulla mentre entrambi i rivali finivano a terra con la guancia rossa e dolorante.

Siddan aprì piano gli occhi per focalizzare ciò che era accaduto e vide Goku che, serio, ritirava il braccio con la mano ancora stretta in un pugno.

-Goku…- Mormorò spaesato il ragazzo.

-Goku…! Perché mi hai colpito?! Avevo tutto sotto controllo!- Esclamò Hitios rialzandosi e massaggiandosi lentamente la guancia.

-Ah! Certo come no…?!- Sogghignò ironico il principe dei ribelli mentre il Generale gli lanciava un’occhiata di fuoco.

-Ora basta, Siddan!- Si intromise austera Veki che, nel frattempo si era alzata e aveva faticosamente raggiunto i due. La sua voce era tagliente e dura, esattamente come quella solita di Vegeta; ma sentirla usare da quella donna, che pareva tutto meno che così glaciale, ammutolì tutti i presenti, litiganti compresi.

-Madre…-

-Mi meraviglio di te! Non voglio più assistere a simili e sciocche baruffe da ragazzini immaturi, soprattutto in una situazione come questa! Sono stata chiara?!- Esclamò austera la donna mentre i suoi scuri e magnetici occhi erano fissi su Siddan e Hitios. -Syra è in pericolo e noi dobbiamo salvarla. Nemes!- Chiamò dura la saiyan mentre, trasalendo, la ragazza si faceva avanti con un fioco -Sì…?-

-Avverti Kikoth di formare una squadra e di partire immediatamente per la valle delle Cascate Eterne. Farete un accurato controllo della nostra vecchia astronave e sostituirete le parti danneggiate della navicella di Vegeta con quelle della nostra cosmonave, così dovreste riuscire anche a adattare la navicella ad un equipaggio di almeno otto persone…!- Disse biasimevole la principessa spostando lo sguardo a Siddan e Hitios, poi continuò. -Con le nostre tecnologie dovreste riuscirci nel giro di circa una decina d’ore. Trunks! Gohan!- I due ragazzi deglutirono quando i forti occhi decisi della regina di posarono su di loro. -A quanto ho capito vi intendete di ingegneria elettronica…-

Gohan arrossì leggermente rispondendo piano. -Bhè… Insomma…-

-Bene. Vi unirete alla squadra. La vecchia astronave ha varie palestre fornite di un dispositivo per regolare la gravità. Potrebbe esservi utile per allenar- Trunks sorrise interrompendo la donna. -Delle Gravity room!-

La principessa guardò confusa il ragazzo che, imbarazzato, spiegò. -Ehm… Noi le chiamiamo così…! Anche la nostra navicella è dotata dello stesso impianto! Eh eh eh!-

La saiyan lo guardò confusa ma rincuorata allo stesso tempo. -Perfetto! Ci vorrà pochissimo tempo se non dovremo adattare l’intero sistema!-

-Certo! E adattandola ai vostri parametri di tecnologia potremmo anche potenziare, senza problemi, il livello gravitazionale del nostro sistema operativo!- Esclamò Gohan sorridendo mentre Trunks annuiva felice.

Goku sbatté un paio di volte le palpebre. Ma cosa stavano dicendo?! Per il povero Super Saiayn di terzo livello la lingua che il figlio, Trunks e la principessa parlavano era assolutamente incomprensibile. Goku si avvicinò lentamente a Vegeta che, anche se sembrava non averci capito più di Goku, si dava un minimo di contegno. -Hey, Vegeta… Dì un po’, tu hai capito quello che stanno dicendo…?-

Il principe chiuse un momento gli occhi irritato dai soliti stupidi discorsi del saiyan, poi rispose evasivo. -Puah! Un saiyan di infimo livello come te non può capire certi termini tecnici!-

Goku osservò dubbioso Vegeta poi, con tono scettico disse. -Non ci hai capito niente neanche tu, giusto?-

Il principe si voltò infiammato di rabbia verso l’odiato rivale quando la voce di Veki tornò a parlare rivolta a tutti i presenti.

-Bene, allora adesso partiranno Trunks, Gohan e Nemes con una squadra e faranno un sopralluogo della nostra astronave. Tutte le parti che riterrete utili portatele qui e dopo di chè vi metterete al lavoro per modificare la navicella di Vegeta. Tu, Hitios tornerai immediatamente a Palazzo e porterai con te Jana e Reva, spiegherai al tuo popolo che la guerra è finita. Poi tornerai qui, una volta riparata l’astronave di Vegeta partirai con Siddan e gli altri per la Terra. Qualcuno ha qualcosa da obiettare?- La donna aveva spiegato tutto senza tralasciare niente, aveva dato un ordine che doveva essere eseguito alla lettera da tutti, nessuno escluso.

Vegeta sorrise leggermente, sua sorella Veki era una vera Regina…

-Bene, andate ora!- Terminò la saiyan mentre la stanza si svuotava. La donna era seria mentre, appoggiandosi con fatica al bastone chiamò i due saiyan rimasti nella stanza.

-Vegeta, Goku, venite con me. Ho bisogno di parlarvi…- La sua voce si era fatta roca e spenta, triste e seria. Quella voce così apparentemente diversa da quella che poco prima aveva comandato con fermezza e decisione fece quasi venire i brividi ai due uomini.

I tre saiyan raggiunsero una sala adiacente alle stanze della principessa, a differenza del delicato stile elegante delle altre camere quella era buia e scura, sembrava disabitata da anni. Vegeta si guardò intorno diffidente.

-Dove siamo?- La principessa scostò le tende dal vetro in modo da far entrare un po’ di luce nella stanza buia.

-Queste stanze erano usate come studio da… Da mio marito.- Sospirò la principessa con un leggero velo nostalgico che le scuriva il volto.

I due saiyan non parlarono per qualche secondo, la regina non aveva mai accennato a suo marito. -Perchè ci racconti tutto questo?- Chiese Vegeta scrutando la sorella. La donna sospirò mentre iniziava a parlare.

-Sto peggiorando, Vegeta… e non mi rimane molto da vivere.-

Lo sguardo di Vegeta si oscurò di rabbia e delusione, quasi fosse colpa sua.

-Principessa… Quanto… tempo ha… ancora?- Domandò piano Goku.

La regina sorrise malinconica. -Il medico ha parlato di giorni…-

Quelle poche parole furono come un forte pugno in pieno stomaco per Vegeta, non riusciva a fare a meno di sentirsi responsabile.

-Perché ci hai portati qui?- Chiese duro il principe.

A quel tono Goku sussultò, possibile che Vegeta fosse così insensibile? La principessa però sorrise, conosceva il fratello e sapeva che tutto quello era soltanto per nascondere il suo dolore e con calma iniziò a spiegare.

-È molto semplice, Vegeta. Qui, in questo luogo così tetro che una volta risplendeva di una luce calda e armoniosa, riposa lo spirito del mio adorato marito… Dakath passava intere giornate qui a leggere e a studiare, amava conoscere la storia dei diversi popoli delle Galassie e negli ultimi anni, prima che morisse, mio marito si stava appunto occupando del popolo Kitoniano. Siddan era molto fiero di suo padre… Eravamo qui da soli due anni quando mio marito fu ucciso dagli uomini del Re. Dakath era convinto che si potesse negoziare pace con i kitoniani ed era voluto andare a Palazzo per avere un colloquio con Re Gulter. Ci ordinò di non seguirlo e di non intervenire, era così sicuro di ciò che stava facendo… L’idea non mi piaceva ma per amore di Dakath e per la fiducia che avevo in lui non mi opposi. Nostro figlio Siddan era a dir poco entusiasta, era sicuro almeno quanto mio marito che suo padre sarebbe riuscito a trattare una tregua. Dakath si recò a Palazzo e fu accolto da Gulter, ma una volta arrivato alla sala del Trono il Re ordinò che fosse arrestato con l’accusa di aver tentato di ucciderlo. Dopo giorni di agonia nei sotterranei del Palazzo mio marito fu condotto nella piazza della città imperiale dove avrebbe avuto luogo la sua esecuzione… la sua condanna di morte per aver cercato di riportare la pace tra i nostri popoli. Non fummo in grado di fare niente… Le guardie erano troppe e mio marito era incatenato a catene di Otoph, un minerale che si trova sul nostro pianeta. Essendo un materiale molto resistente i kitoniani lo usano per costruire catene adatte a noi saiyan, e noi saiyan lo usiamo per costruire le nostre armature.- Spiegò Veki osservando i ragazzi fuori dalla finestra, ognuno di loro indossava un’armatura simile a quella di Syra.

-Quel giorno d’autunno, fui costretta ad assistere senza poter reagire alla morte di mio marito per decapitazione… Dakath non si mosse, non urlò, non tentò di fuggire. Ad esempio per tutti coloro che in futuro avrebbero lottato per la libertà, e in onore di un ideale di pace che non voleva fosse dimenticato, quel giorno mio marito Dakath affrontò la ghigliottina per tutti noi ribelli. Aveva quarantaquattro anni…-

Il volto della principessa Veki era velato da una leggera e triste lacrima.

-Da quando Dakath è morto, Siddan non è più stato lo stesso. L’odio che crebbe in lui verso i kitoniani lo spronò a cercare la libertà nella vendetta e non nella pace come mio marito aveva cercato di insegnare a tutti noi. E per quanto triste sia per un bambino di soli otto anni, ciò che Siddan cercava sembrò davvero anche a me l’unica soluzione. Re Gulter ci aveva dimostrato di non essere all’altezza di un’azione nobile quale la pace ottenuta attraverso la diplomazia e senza inutili spargimenti di sangue così decidemmo di entrare in guerra una volta per tutte. Organizzammo la Base delle Brigate del Silenzio in modo da poter sostenere un attacco nemico in qualsiasi momento, e la dotammo di dispositivi sempre più tecnologicamente avanzati per poter seguire con maggiore facilità gli spostamenti delle carovane e delle truppe armate del Re. Siamo così arrivati a questo punto… Dakath aveva ragione fin dall’inizio, e io non sono stata abbastanza forte per seguire il suo esempio. Ci siamo straziati in una logorosa lotta inutile cercando di vedere ciò che volevamo vedere e uccidendo uomini, persone innocenti e ingannate come noi, costringendoci a vedere in loro un nemico ostile da eliminare. Il Generale Hitios ha aperto gli occhi a tutti noi e io ho perso una figlia ancora una volta per colpa della mia fatua cupidigia… Vegeta, Goku, ve ne prego… Fate ciò che io non ho avuto il coraggio di fare, mettete fine a tutto questo inutile dolore…!-

La regina portava critiche inutili a sé stessa e inaspettatamente fu Vegeta a parlare. Gli intensi occhi scuri del saiyan si posarono sulla principessa pieni di un rispetto che Goku non gli aveva mai visto prima di allora.

-Veki, tu sei una grande Regina. Più grande di qualunque altro saiyan abbia mai regnato sul nostro popolo. Non hai niente di cui rimproverarti se non… di lasciare troppo presto le persone che ti amano…- La voce rotta di Vegeta fece sorridere di gioia la regina mentre piangendo si avvicinava al fratello abbracciandolo. Il saiyan non si scompose ma strinse delicatamente le spalle della donna mentre nel suo cuore si scolpiva per sempre la felicità e la contemporanea tristezza di quel momento.

Goku sorrise, per forse la prima volta nella sua vita Vegeta non aveva avuto paura di dire ciò che davvero sentiva.

I due fratelli si allontanarono piano l’uno dall’altra mentre Goku sorrideva poi, serio, assicurò. -Questo incubo finirà, principessa. È una promessa.-

La donna sorrise devota mentre i due saiyan si allontanavano lentamente dallo studio. -La distruzione causa morte, e la morte causa dolore. Non c’è motivo di continuare a soffrire. Grazie, fratelli…-

Fine QUINTO capitolo